Blog Ecologia è la risorsa sulle novità tecniche e tecnologiche a supporto dello sviluppo sostenibile, della eco-compatibilità e della coscienza ecologica. Le aziende che operano nel Green Market possono inviarci i loro comunicati e pubblicare le loro schede nella directory gratuita.

Ultime Notizie

08mag

Via libera allo sconto del 50% per l’installazione del fotovoltaico nelle case private

Novità interessanti sul fronte delle detrazioni di imposta riguardanti i cittadini privati che intendono installare a casa propria un impianto solare termico utile esclusivamente per il fabbisogno dell’abitazione.
Vediamo assieme i punti cruciali di questa novità (dl 83/2012):
  •  aumento dal 36 % al 50% per le detrazioni d’imposta
  •  aumento del limite di spesa dell’impianto che sale a 96.000 euro
  •  l’impianto deve essere realizzato solo ed esclusivamente per usi domestici
  •  lo si può installare fino al 30 giugno 2013 (scadenza di queste agevolazioni)
  •  è indispensabile conservare la documentazione di installazione dell’impianto e la dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, pena l’esclusione dalle detrazioni

Sono esclusi da questi esoneri fiscali le attività commerciali o gli immobili che utilizzano l’impianto per scopi non esclusivamente privati.

La detrazione verrà erogata direttamente dal Ministro delle Entrate e rappresenta un input importante per tante famiglie che ancora non hanno preso una decisione definitiva in fatto di edilizia e sostenibilità ambientale.

29apr

Ecologica/Mente

Dal 15 al 31 maggio la galleria Magazzini dell’Arte Contemporanea di Trapani ospiterà la mostra collettiva “Ecologica/Mente”.

L’esposizione propone oltre 40 opere di 12 artisti italiani e internazionali, appartenenti al mondo della pittura, della scultura e della fotografia, che illustrano gli sviluppi artistici contemporanei sul tema dell’ecologia: in particolare la relazione tra uomo e natura, significato primo del termine stesso.

In mostra opere di: Øystein Aspelund, Iolanda Di Bonaventura, Lieven Engelen, Adriano Ficarelli, Michele Franceschini, Klaus Kampert, Kathrin Loges, Francisco Provedo, Mirta Vignatti, Robyola Von Wünsch, Anastasia Yakubenka, Marta Żylska.

Durante il vernissage sarà offerto agli ospiti un buffet e un piccolo gadget a tema.Ecologica/Mente_locandina

 La mostra, a cura di Anna Mola, ha come argomento l“ecologia”: uno dei temi più dibattuti degli ultimi 20 anni,  basti pensare che il tema dell’Expo 2015 sarà proprio “Nutrire il pianeta”.

L’occuparsi dell’ambiente è diventato sempre più un pre-occuparsi di esso, alle sue condizioni precarie: l’inquinamento, la deforestazione, l’impoverimento delle risorse naturali, ecc.

Lo scopo di questa mostra – che ha sede a Trapani, una delle culle del Mediterraneo – è quello di ritornare a una concezione originaria del termine “ecologia”, inteso come rapporto spontaneo tra l’uomo e l’ambiente circostante.  Ambiente che a volte è il risultato di modificazioni volute dalla storia, altre è incontaminato, altre ancora è danneggiato al di là di ogni immaginazione.

Le opere di pittura, scultura e fotografia in esposizione hanno il comune denominatore dell’approccio personale verso la natura o suoi particolari elementi, approccio che diventa relazione e interpretazione attraverso la tecnica scelta.

L’uomo nella natura-la natura nell’uomo: sono queste le due principali chiavi di lettura dei lavori selezionati. Anche se a volte non direttamente visibile (o proprio inesistente), l’intervento umano è causa del paesaggio osservabile e non sempre in senso peggiorativo. In altri casi scorgiamo creature appartenenti ai regni di flora e fauna avvicinarsi o “intrufolarsi” in contesti definibili come riservati all’uomo.

Gli esiti di queste ricerche artistiche sono molto diversi tra loro e hanno la capacità di porre domande, interrogativi, soprattutto mostrano quanto possa essere pericoloso dividere la strada dell’uomo da quella della Terra, quanto il primo possa essere invasivo e la seconda devastante, quanto la separazione abbia bisogno, ogni giorno, di diventare integrazione.

Maggiori Informazooni:

Giorni e orari di apertura: 15/31 maggio, inaugurazione 15 maggio ore 18:00

dal 16 al 31 maggio la galleria è aperta dalle 17:00 alle 20:00 (mattino su appuntamento)

Magazzini dell’Arte Contemporanea

via Custonaci, 5 – Trapani

magazziniarteitaly@libero.it

www.magazziniartproject.com

15apr

Luci a led per la Chiesa Nuova di Assisi: il progetto che riduce la CO2 emessa

E’ merito di un equipe di giovani ragazzi milanesi, che con l’aiuto di un ingegnere e professori,  ha realizzato il progetto che ristrutturerà l’intero impianto di illuminazione della Chiesa Nuova di Assisi.
Una riqualificazione energetica davvero importante, che i ragazzi dell’Iis Floriani di Vimercate, insieme ai professori Giuseppe Miriadi e Pacifico Salvatore, affiancati dall’ingegner di Palo Antonio hanno studiato non solo per risparmiare denaro, ma anche per salvaguardare le opere artistiche, che non saranno soggette ad usura per colpa del caldo prodotto dalle vecchie luci, e l’ambiente, attraverso un risparmio sulla CO2 non indifferente. Questo perché meno energia si consuma, meno CO2 viene prodotta ergo meno inquinamento.

Per raggiungere questi scopi il progetto prevede la ricollocazione dei punti-luce, l’introduzione di nuove sorgenti luminose e l’utilizzo della tecnologia Led.  La riduzione dei consumi di circa il 3% si affiancherà al beneficio di un sensibile aumento dell’illuminazione. L’utilizzo della tecnologia Led, inoltre, metterà in risalto la bellezza della chiesa e delle sue preziose opere d’arti.

Per conoscere più dettagli sull’illuminazione a led, ecco un articolo interessante su Bassoconsumo.eu

12apr

Ogm, schiaffo alla Monsanto: l’Italia chiede all’Ue la sospensione della coltivazione del mais Mon810

Critiche anche le reazioni sui test effettuati sui roditori per 90 giorni
2009_09_24_13_41_38

L’Italia ha avanzato alla Commissione europea la richiesta di sospendere le autorizzazioni alla messa in coltura di sementi di mais Ogm Mon810 nel nostro Paese e nell’Ue, affinché la stessa Commissione effettui una nuova valutazione completa su questo tipo di mais modificato alla luce delle ultime linee guida, e definisca adeguate misure di gestione che dovrebbero essere rese obbligatorie per tutti gli utilizzatori di tali Ogm.

«Il ministero della Salute ha dato seguito alla nostra richiesta e al dossier predisposto dal Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura (Cra), chiedendo alla Commissione europea la sospensione d’urgenza dell’autorizzazione alla messa in coltura di sementi di mais Mon810 in Italia e nel resto dell’Unione europea- ha informato il ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Mario Catania- Quando parliamo della possibilità di coltivare Ogm in Italia, dobbiamo tenere be

n presente che l’opinione pubblica, i consumatori e le stesse rappresentanze degli agricoltori hanno espresso una posizione negativa sulla questione. Abbiamo il dovere di essere particolarmente rigorosi, a tutela dei consumatori e degli agricoltori italiani. Prendo anche atto- ha continuato il ministro- con grande soddisfazione del mutato atteggiamento del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, sugli organismi geneticamente modificati. Questo ci consentirà di proseguire con maggiore forza nella direzione che era stata già intrapresa, collaborando con tutte le istituzioni e le rappresentanze politiche e sociali, allo scopo di salvaguardare l’identità e la ricchezza che sono alla base del successo dell’agroalimentare italiano».

Approvazione per l’azione del governo italiano è venuta sia da una parte del mondo politico sia dalle associazioni che da sempre si battono contro la diffusione nel nostro paese degli Organismi geneticamente modificati. «La richiesta di sospensione d’urgenza dell’autorizzazione di coltivazione di mais Ogm Mon810 in Italia e nel resto dell’Ue presentata dal nostro Paese alla Commissione europea è un’iniziativa importante in difesa dell’agricoltura di qualità e della biodiversità vegetale ed è in linea con la volontà della maggior parte degli italiani- ha dichiarato Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd- Un risultato raggiunto grazie anche all’impegno della Task Force per un’Italia libera da Ogm, di cui fanno parte circa trenta importanti associazioni del mondo agricolo e ambientale italiano, tra cui Coldiretti, Legambiente, Greenpeace, Slow Food e Aiab , che ha promosso l’appello ‘no-ogm’, da me sottoscritto con convinzione. Si tratta di un primo importante passo che andrebbe perfezionato e reso definitivo con l’attivazione della clausola di salvaguardia nei confronti del mais MON810, come già fatto da altri Stati membri».

Sulla stessa linea anche Legambiente: «Bene la decisione del ministro Catania, riteniamo però fondamentale che a questa decisione segua un impegno concreto affinché si proceda all’adozione della clausola di salvaguardia nei confronti del mais ogm. La clausola in questione è stata già adottata da diversi paesi europei, dai quali l’Italia deve prendere esempio. Solo così si potrà tutelare veramente sia il settore agricolo italiano, che si basa su una produzione di qualità, sia le sue eccellenze agroalimentare, salvaguardando allo stesso tempo la salute delle persone».

Rimanendo in tema Ogm e nello specifico all’approvazione del Regolamento Ue per l’autorizzazione alle imprese di nuovi Ogm per uso alimentare e per i mangimi che comprende l’obbligo di presentare studi sull’alimentazione dei roditori per 90 giorni per ogni singolo Ogm, a cui sono seguiti commenti in dissenso da parte di Firab. «Inserire l’obbligo di testare gli alimenti Ogm sui topi per 90 giorni è una misura assolutamente inadeguata per poter valutare gli effetti sull’uomo, né fornisce alcuna forma di rassicurazione per i consumatori- ha dichiarato Luca Colombo segretario generale Firab (Fondazione Italiana per la Ricerca in Agricoltura Biologica e Biodinamica) – Quest’arco di tempo, infatti, è assolutamente insufficiente per verificare l’effetto cronico degli Ogm e non può essere neanche utile a determinare un risk assessment rigoroso, su cui invece è necessario valutare i rischi di lunga durata, basati sull’intero ciclo di vita. Come più volte sottolineato, la predisposizione a patologie croniche da Ogm aumenta, infatti, con l’invecchiamento e con la maggiore vulnerabilità a malattie.

E’ chiaro che questa misura costituisce un tentativo di rispondere alle numerose sollecitazioni e preoccupazioni dell’opinione pubblica, pur essendo in contraddizione con quello che la stessa EFSA ha affermato in un suo studio . Ma non vogliamo essere noi le cavie per una sperimentazione degli Ogm a lunga durata», ha concluso Colombo.

Fonte: greenreport.it

08apr

Global Warming: nuove prove scagionano la CO2 (ma Obama le dichiara guerra…)

- di Enzo Pennetta -

agwjjNel grafico la temperatura effettivamente registrata tende a sforare verso il basso la banda di quelle previste nel caso che il riscaldamento globale fosse effettivamente dovuto alle emissioni di CO2.

Le temperature non seguono l’andamento delle previsioni che vedono nella CO2 la responsabile dei cambiamenti climatici.

Ma Obama decide che per gli USA è giunto il momento di combattere le emissioni di CO2.

Il 26 febbraio scorso è comparso su Climate Monitor l’articolo intitolato Il Global Warming latita, ma i modelli insistono, nel quale si riferisce che il capo dell’agenzia ONU sui cambiamenti climatici ha affermato che negli ultimi 17 anni non si è avuto alcun aumento delle temperature, come riportato :

THE UN’s climate change chief, Rajendra Pachauri, has acknowledged a 17-year pause in global temperature rises…

Risalta quindi maggiormente la dichiarazione fatta dal Presidente Obama nel suo discorso sullo stato dell’Unione del 12 febbraio scorso, con la quale si impegna a combattere i cambiamenti climatici sulla scia del fatto che 12 degli anni più caldi sono stati registrati tra gli ultimi 15:

for the sake of our children and our future, we must do more to combat climate change. Now, it’s true that no single event makes a trend. But the fact is the 12 hottest years on record have all come in the last 15. Heat waves, droughts, wildfires, floods — all are now more frequent and more intense.

Sembra che si tratti di un fatto davvero increscioso che il Presidente degli USA non disponga dei dati aggiornati per prendere le sue importanti decisioni.

Ma deve trattarsi di un difetto non nuovo, e certamente non degno della prima potenza mondiale, infatti nello stesso discorso sullo stato dell’Unione il Presidente Obama ha posto molte speranze nell’energia eolica:

Last year, wind energy added nearly half of all new power capacity in America. So let’s generate even more. 

 Ma anche in questo campo le cose sembrano stare in modo diverso, in uno studio riportato su Science Daily con il titolo Rethinking Wind Power, e ripreso ancora una volta suClimate Monitor, si evidenzia come l’energia del vento non potrà che essere del tutto marginale nella produzione di energia elettrica:

Il limite teorico del potenziale dell’energia eolica è enorme, a patto che si accetti di coprire il Pianeta di turbine. A quel punto però si deve tener conto dei limiti pratici del mondo reale. Mettere impianti dove non c’è vento è inutile, così come è poco remunerativo metterli dove lo sforzo logistico per il loro esercizio e per il trasporto dell’energia è eccessivo. Le capacità quindi si riducono, gli impianti sono costretti a crescere di dimensioni e i problemi di cui sopra diventano forse significativi, specie con grandi aspirazioni produttive. E quindi, aggiunge Keith, è giusto chiedersi se è leggittimo aspirare ad un obbiettivo di produzione del 3% fabbisogno mondiale, circa 10 Terawatt, oppure se l’asticella sia molto più in basso, 3 terawatt, cioè lo 0,1% fel fabbisogno.

Se quindi, come affermato da Obama, lo scorso anno l’energia eolica è stata la metà delle nuove capacità energetiche dell’America è solo perché tale incremento deve essere stato modesto e perché si sono sfruttati i siti migliori a disposizione, ma sarebbe stato onesto dire che il target per questo tipo di energia è solamente dello 0,1% del fabbisogno, una cifra che definire irrisoria è riduttivo.

Questo è dunque il modo in cui vengono prese le decisioni dai Presidenti degli USA?

Se informazioni superate o semplicemente errate, se meccanismi dello stesso tipo vengono abitualmente impiegati per prendere le decisioni di politica estera, non solo si spiegano i risultati fallimentari di un decennio di guerre, ma c’è veramente da continuare a preoccuparsi.

Fonte: Critica Scientifica

04apr

Fukushima: 500 miliardi per chiudere la faccenda

- Debora Billi -

30-40 anni e un fiume di miliardi per risolvere la questione Fukushima, sempre se ci si riesce. Con buona pace di “Il nucleare è tanto conveniente”.

fukushima987 600x400-872788Riporta Reuters che alcuni esperti hanno effettuato uno studio per tentare di stabilire gli step di chiusura della centrale nucleare di Fukushima, quella distrutta dallo tsunami del 2011 e di cui abbiamo tanto parlato. E’ stato il peggior incidente nucleare dai tempi di Chernobyl, e riuscire a capire come chiudere la partita è un problema impellente per il governo giapponese.

Anzitutto si dovrà trovare un modo per sistemare le barre esauste -e non- che si trovano ancora nelle sette piscine: si comincerà nel 2021 e l’intera operazione durerà la bellezza di 30 o 40 anni. Se si considera che il piccolo robot spedito nei meandri della centrale per esplorarla ha smesso di funzionare dopo pochi mesi, ed è tuttora disperso in combattimento e non si riesce a ritrovare, è comprensibile come agire all’interno di quel luogo pericolosissimo sia un’impresa titanica. Poi c’è la questione dei costi.

Il Giappone affronta un clean-up senza precedenti che, dicono gli esperti, potrebbe costare almeno 100 miliardi di dollari per il decommissionamento dei reattori, e altri 400 miliardi di dollari per risarcire le vittime e decontaminare l’area attorno all’impianto.

Ci sono grosse preoccupazioni inoltre, spiega l’articolo, riguardo la carenza della tecnologia necessaria, degli specialisti giusti, e soprattutto gli enormi fondi che un Giappone alle prese con i debiti dovrà reperire.

Ieri sera ascoltavo la Tv, e mi sono divertita a sentire Sallusti che ancora si lancia temerariamente a difendere l’energia nucleare “Perché è conveniente, è poco costosa”. Forse nei suoi conti ha dimenticato di inserire i decommissionamenti, che anche nel caso di centrali che non hanno mai subìto incidenti costano nell’ordine di parecchie decine di miliardi. Tutta’altro che conveniente. Ma d’altronde, ormai Sallusti è anche rimasto l’unico povero diavolo a difendere l’assoluta necessità della TAV (da cui tutti ora prendono le distanze… almeno per il momento).

Foto – Photopin

Tratto da: petrolio.blogosfere

26mar

I rischi dei treni radioattivi che stanno attraversando il Piemonte

Da Davide Zaccaria

castor

Un Castor, container cilindrico per il trasporto di scorie nucleari. Foto GETTY (The Telegraph)

In queste ore, gli attivisti antinucleari di varie zone del Piemonte si stanno mobilitando contro il trasporto di scorie nucleari verso la Francia, che sarebbe previsto a breve. Questo tipo di traffico è molto contestato, non solo per l’opportunità di mandare avanti e indietro delle potenziali bombe ecologiche al fine di un riprocessamento di dubbia utilità, ma anche per il mancato avviso ai comuni attraversati dal convoglio. Ogni anno, di notte e più o meno in segreto, una dozzina di convogli attraversa campagne, montagne e centri abitati, per arrivare al centro di trattamento di La Hague.

Sebbene la legge regionale 5/2010 preveda una comunicazione preventiva alle popolazioni, per informarle sui rischi e sui provvedimenti da adottare per tutelare la salute e far fronte a un eventuale emergenza radiologica, sui convogli di scorie radioattive si cerca sempre di mantenere il segreto. Di conseguenza, i cittadini che si trovano lungo il percorso non sono informati sui rischi, e tanto meno sono preparati a reagire prontamente e adeguatamente ai pericoli derivanti da un’eventuale incidente nucleare.

Uno dei problemi, non trascurabile, è il fatto che la schermatura dei vagoni non è totale.

Stando ai dati forniti da Areva, multinazionale francese che opera in tutti i campi dell’energia nucleare, compreso il trasporto, a una distanza di zero metri dai vagoni si è esposti a una dose di 2mSv/h. Il Sievert (Sv) è una misura della dose di radiazione assorbita, e per il personale delle ferrovie e gli agenti di scorta ai convogli, la soglia massima da non superare per legge sarebbe di 1mSv/anno, anche se la Commissione Internazionale di Protezione Radiologica (ICPR) per le esposizioni da un’unica fonte raccomanda un valore di 0,3 mSv/anno come valore di riferimento. Se un operatore si appoggia a un vagone di scorie, in mezz’ora assorbe la sua dose massima annuale.

L’esposizione alle radiazioni diminuisce in funzione del quadrato della distanza, per cui a una distanza di due metri la dose è di 0,1mSv/h. In 10-15 minuti, si assorbe una quantità di radiazioni paragonabile a quella di una radiografia al torace. Sostare per un’ora a due metri da un treno radioattivo equivale a farsi 5 foto RX ai polmoni.

L’esposizione alle radiazioni ha già scatenato molte proteste da parte dei sindacati dei ferrovieri francesi, anche perché in passato non sono state fornite informazioni adeguate . Ignari dei rischi, molti ferrovieri pranzavano addirittura appoggiati al treno, per sfruttare il calduccio prodotto dalle radiazioni. Peccato che il caldo non era l’unica cosa che usciva dai vagoni.

Un altro rischio non da poco è la possibile fuga di materiale radioattivo, in caso di incidente grave. I vagoni hanno delle protezioni speciali, per reggere a un impatto con un altro treno o a una caduta da 10 metri. Lungo il percorso però ci sono dei precipizi, e in caso di esplosione o di fuga radioattiva, le conseguenze potrebbero essere disastrose. I convogli possono resistere a un calore di 800 gradi per mezz’ora, ma durante l’incendio nella galleria del Monte Bianco la temperatura raggiunse i 1000 gradi per diverse ore. Lungo il percorso da Saluggia a La Hague, non mancano certo le gallerie.

Chiaramente, una cosa da non fare mai è avvicinarsi a un treno di scorie radioattive, e naturalmente è una pessima idea anche obbligare il treno a fermate non previste e non adatte allo stazionamento, soprattutto nei pressi dei centri abitati.

In caso di incidente grave con conseguente fallout radioattivo, il protocollo prevede diverse fasi di intervento. La prima fase comprende il soccorso delle persone più esposte, il controllo degli accessi all’area contaminata, l’evacuazione delle aree più a rischio. Come però si possa pensare di provvedere a un’evacuazione ordinata di persone ignare di tutto, per di più in piena notte, senza fornire alcun tipo di informazione e di pre-allerta, nei manuali non c’è scritto.

Fonte: testelibere.it

26mar

Energia elettrica: non si può fermare il sole con le lobby

di

La vittoria di Pirro delle compagnie elettriche: il fotovoltaico non incentivato conoscerà un vero boom entro i prossimi 7 anni. Saranno dolori per le utilities.

solemani-anteprima-600x497-870918

Dal blog di Max De Carlo, sempre puntualissimo quando si tratta di elettricità, arrivano grafici e dati sull’ennesimo calo dei consumi elettrici in Italia. Il trend generale, depurato di tutti i fattori relativi a clima, temperature, e destagionalizzato, è quello di una lenta ma costante decrescita.

Nel dettaglio, il mese di Febbraio ha visto un calo dell’8,1% rispetto allo scorso anno (5,1% al netto dell’effetto “calendario”) per un totale di 25,7 miliardi di kWh. La produzione è all’83,2% italiana, a sua volta in calo di oltre il 14%. Le fonti maggiormente in calo sono quella termoelettrica, -23,9% e geotermica, -4,6%.

In aumento, come già da tempo, le fonti rinnovabili, con l’eolico quasi al +20, il fotovoltaico al +11 e l’idrico a +43%.

A proposito di rinnovabili, Qualenergia riporta un interessante studio Ubs che spiega come il fotovoltaico non incentivato, nei prossimi anni, conoscerà in Italia, Spagna e Germania un boom tale da “fare molto male” alle compagnie elettriche. La cosa in un certo senso ci diverte: ricordate la scorsa primavera la guerra tra le compagnie di produzione elettrica e l’energia rinnovabile, che era arrivata al punto da costare zero e aveva abbattuto gli utili delle compagnie? Queste ultime, rifiutando di arrendersi senza combattere, riuscirono a far abolire gli incentivi con la convinzione di porre un freno alla crescita continua del rinnovabile.

Ma è stata una vittoria di Pirro. Secondo Ubs:

In Italia, Germania e Spagna si prevede che da qui al 2020 verranno installati 43 GW di fotovoltaico ‘non incentivato’ con una conseguente riduzione della domanda elettrica e il crollo dei margini di guadagno dei produttori elettrici storici: le aziende più colpite saranno RWE, E.ON, Cez e Verbund, ma anche i bilanci della nostra Enel e della spagnola Iberdrola ne risentiranno.

Prezzi all’ingrosso in discesa libera, cali di prezzo anche di sera, impianti convenzionali fermi, discesa del load factor per carbone e gas. Come direbbe il prof.Bagnai, “non si può fermare il vento con le mani”. E, aggiungeremmo noi, non si può neanche fermare il sole con le lobby.

Tratto da: petrolio.blogosfere

25mar

Un nuovo articolo scientifico conferma le ragioni dei NoTAV

Da Davide Zaccaria

notav_1

Foto di Davide Zaccaria

La rivista scientifica International Journal of Ecosystems and Ecology Sciences (IJEES)  ha da poco pubblicato unlavoro dal titolo Economic, Environmental and Energy Assessment of the Turin-Lyon High-speed Rail, prodotto da un gruppo di esperti nei campi dell’ecologia e dell’economia dei trasporti dei politecnici di Milano e Torino, dell’Università Parthenope di Napoli, della University of California e della Società Meteorologica Italiana.

Queste pubblicazioni sono molto utili per valutare un progetto da un punto di vista tecnico-scientifico. Un articolo su una rivista scientifica di prestigio internazionale infatti si contraddistingue per il rigore nella presentazione dei dati, dei risultati e delle metodologie. A differenza di quanto avviene sui giornali convenzionali, per pubblicare su una rivista scientifica è necessario rispettare una serie di regole molto rigide e passare l’esame di almeno due arbitri con riconosciuta esperienza sugli argomenti trattati. Dato che il prestigio della rivista dipende dal numero di referenze ai propri articoli, è nel suo interesse verificare attentamente che le proprie pubblicazioni rispettino con rigore i canoni del metodo scientifico.

Per confutare i contenuti di un articolo scientifico si deve pubblicare un altro articolo scientifico su una rivista di pari grado, per cui se i promotori del TAV o il governo non fossero d’accordo con quanto scritto, dovrebbero quanto meno fare una cosa di cui fin’ora non abbiamo trovato traccia: presentare dati credibili e verificabili. Nel governo tecnico del dopo Gelmini, i fondamenti del metodo scientifico non dovrebbero essere una novità.

L’articolo esamina gli aspetti tecnici del progetto TAV, considerando tutte le variabili ambientali ed economiche, come il consumo di energia, la produzione di gas serra, la composizione del terreno, il traffico transfrontaliero e la tipologia delle merci trasportate. Per ciò che riguarda le criticità ambientali, oltre al problema niente affatto trascurabile del rilascio di amianto e uranio in polvere nell’aria che respiriamo, si riportano anche i notevoli rischi idreogeologici e i problemi provocati dal rumore. Sappiamo che enormi quantità di acqua dolce potrebbero essere perse per sempre, o avvelenate. Sappiamo anche che con i tunnel scavati a grande profondità, i sondaggi effettuati in superficie non sono molto attendibili su quello che si troverà lungo il percorso, per cui in un tratto tanto lungo si potrebbero incontrare sorgenti d’acqua ad alta pressione e grandi laghi sotterranei, mettendo a rischio non solo le fonti idriche ma anche la vita delle persone. Da un punto di vista economico, si evidenzia la mancanza, nel progetto, di un’adeguata valutazione del rapporto rischi/benefici.

Sulla base dei dati raccolti, non si giustifica una spesa pubblica a 10 zeri per un’opera ad alto rischio ambientale e benefici inconsistenti. In estrema sintesi, i dati economici, le considerazioni energetiche, i problemi legali, l’impatto ambientale, i rischi per la salute, le esperienze negative di altri progetti e il buon senso suggeriscono che la linea ad alta velocità Torino-Lione non ha senso, non è una priorità e dovrebbe essere fermata subito.

A chi sostiene che il movimento NoTAV sia contro il progresso, i risultati di questo e altri studi scientifici suggeriscono l’esatto contrario. L’articolo conclude sostenendo che il progresso e il benessere non possono essere confusi con la crescita infinita. Il territorio italiano è piccolo e densamente popolato, le risorse naturali sono limitate, l’inquinamento e i rifiuti aumentano, i combustibili fossili sono vicini all’esaurimento. Progresso significa capire che ci sono dei limiti fisici alla nostra mania di costruire e trasformare la faccia del pianeta. Progresso significa ottimizzare, aumentare l’efficienza e la durabilità delle infrastrutture già esistenti, eliminando il superfluo ed investendo nella crescita culturale e intellettuale più che in quella materiale, usando il cervello più dei muscoli. Il TAV rappresenta l’esatto opposto di questa idea: uno spreco di risorse senza benefici.

Questa, quanto meno, è l’opinione di gran parte del mondo accademico, almeno a giudicare dai lavori fin qui pubblicati.

Comunque la si pensi, è innegabile che le posizioni del movimento NoTAV non sono un fenomeno di isteria collettiva, ma poggiano su solide basi scientifiche. L’auspicio di larga parte della popolazione della valle è che anche il governo riconsideri la questione su basi più credibili.

Fonte: testelibere.it

21mar

L’Its toscano che guarda alla green economy

La struttura, che ha sede a Colle di Val d’Elsa (Siena), nasce nel settembre 2011 con il supporto del Miur e della Regione Toscana.  L’Istituto tecnico superiore Energia e Ambiente offre a giovani diplomati o laureati la possibilità di conseguire la qualifica di tecnico superiore per la gestione e la verifica di impianti energetici, acquisendo conoscenze e competenze specialistiche in un settore in crescita e con opportunità occupazionali sul mercato locale, nazionale e internazionale.

L’alta formazione post diploma in Toscana guarda alla green economy e punta a raggiungere un’integrazione vincente tra istruzione, formazione e lavoro,  formando ‘super tecnici’ che rispondono al profilo richiesto e alle esigenze di crescita e innovazione della piccola e media impresa. Recentemente sono stati inaugurati i nuovi laboratori ad alta specializzazione, dotati di tecnologie funzionali alla formazione degli studenti sui temi dell’uso efficiente dell’energia e della generazione da fonti rinnovabili: elettrotecnica e impiantistica elettrica; misure termotecniche; energia solare termica, fotovoltaica ed eolica; domotica e automazione per il risparmio energetico; simulazione per le energie rinnovabili e di addestramento alla valutazione e certificazione energetica degli edifici. Il corso prevede 2 mila ore di lezione articolate su quattro semestri, con didattica in aula, attività di laboratorio, formazione a distanza, stage aziendali professionalizzanti in Italia e all’estero, seminari e incontri con rappresentanti del mondo imprenditoriale e del settore energetico.

Il Tecnico superiore per la gestione e la verifica di impianti energetici, alla fine del corso, sarà in grado di individuare i fabbisogni energetici; applicare la normativa energetica ed espletare le procedure per l’accesso ai finanziamenti; definire la fattibilità di un intervento anche attraverso strumenti di analisi economica; monitorare ed elaborare dati sulle prestazioni energetiche di impianti e/o strutture di produzione; valutare l’impatto ambientale dei sistemi energetici; scegliere e applicare tecnologie innovative dell’impiantistica e dei materiali utilizzati; applicare le normative su sicurezza, qualità e ambiente e valutare il bilancio costi/benefici delle scelte operate. Un green manager in grado di competere sul mercato, con focus specifico sull’ottimizzazione dei consumi energetici e la generazione di energia da fonti rinnovabili.

Aula Its

L’Istituto tecnico superiore si pone come riferimento di area vasta comprendente tutto il sud della Toscana e ha sede nello storico “Palazzone” di Colle di Val d’Elsa, dove opera anche il Crea, Centro ricerca energia e ambiente, con cui l’Its condivide esperienze, attrezzature e servizi. Per maggiori informazioni consultare il sito: www.its-energiaeambiente.it.

Directory powered by Business Directory Plugin