Stop ai biocarburanti
di Redazione
20/06/2012
Ad oggi la direttiva europea 2009/28/CE RED, fissa come obiettivo minimo entro il 2020, il raggiungimento del 20% di energia proveniente da fonti rinnovabili sul totale dell’energia consumata e del 10% nel solo settore trasporti e quindi attraverso i biocarburanti.
Il governo europeo e quello italiano vogliono far credere che sostituendo il petrolio con i carburanti prodotti da materiale vegetale (biodiesel, bioetanolo e biogas), si possa ridurre l’emissione di gas serra. Ma diversi studi dimostrano l’esatto contrario, ovvero che i biocarburanti non solo non fanno diminuire la Co2 ma aggravano il già drammatico problema della fame nel mondo.
Se da un lato le piante utilizzate per produrre i biocarburanti assorbono anidride carbonica durante la loro coltivazione e le emissioni nocive prodotte sono senz’altro inferiori, dall’altro lato considerando l’energia utilizzata lungo tutta la filiera dei biocarburanti, la riduzione delle emissioni complessive rispetto al carburante di origine fossile è molto variabile e può essere anche solo del 10%.
Si stima che per soddisfare l’odierna domanda mondiale di biocarburanti sia necessario utilizzare oltre 100 milioni di ettari di terreno agricolo, pressappoco il 7% di tutto il terreno arabile e quello occupato da colture permanenti del pianeta. La scarsità di terre arabili spinge le nazioni industrializzate a rivolgersi ai paesi poveri per trovare nuovo suolo coltivabile. Per produrre più biocarburante, vengono sottratte superfici alle foreste, alla vegetazione e alle colture alimentari, togliendo cibo alle popolazioni e mettendo a rischio la protezione dei contadini poveri, la promozione dello sviluppo rurale e la sicurezza alimentare mondiale.
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