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Brasile: centrale idroelettrica in Amazzonia

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In Brasile, precisamente a Tierra del Medio (Amazzonia orientale) Stato del Pará, presto sorgerà una centrale idroelettrica.
Al bacino del fiume Xingú, un secolo fa giunsero famiglie dal Nordest del paese, povero e desertificato. Grazie alla ricchezza naturale prodotta della foresta si crearono una buona prespettiva di crescita economica e sociale. In poco tempo divennero esperti “siringueros”, ovvero estrattori del latte dell’albero del cauchù. Dunque entrarono nella grande catena di produzione della gomma  e la loro vita migliorò.
Oggi vi è minaccia quel rapporto proficuo e rispettoso con la foresta. Alcune aziende senza scrupoli, spalleggiate dal governo, ha intenzione di trasformare l’area in una fonte energetica idroelettrica, sfruttando la potenza dei fiumi. E’ nato infatti il progetto della centrale idroelettrica dello Xingú, la quale sfrutterà il dislivello di 85 metri che il fiume forma all’altezza di una grande curva chiamata Volta Grande.
Un’occasione molto  ghiotta a cui nessuno degli interessati vuol rinunciare, in primis Governo Lula.

Nel 2004  l’area, ora minacciata dalla centrale, era stata dichiarata “Riserva Estrattiva” (Resex) tramite decreto presidenziale. Un gesto eclatante fatto per garantire il tradizionale lavoro di quelle famiglie e per proteggere la ricchezza del luogo dalla minaccia della deforestazione selvaggia in nome del profitto.  Oggi invece le  azioni in  programma sono diametralmente opposte.

Belo Monte è “l’inizio di un nuovo ciclo di estinzione – ha commentato André Villas-Bôas, il sociologo che coordina il programma Xingú per la Ong Isa -. Ora si tratta di mangiarsi il fiume, poi toccherà ai boschi”. E secondo lui, oramai la centrale idroelettrica è “un fatto compiuto”, nonostante le azioni giudiziarie che cercano di fermarne la costruzione.

La nuova centrale idroelettrica avrà una potenza di 11.233 megawatt, che però andrà a rendere solo per un 40 percento del suo potenziale, visto che il flusso idrico del fiume nell’estate amazzonica – secondo semestre dell’anno – arriva a toccare appena mille metri cubi al secondo, contro i ventimila del periodo delle pioggie. Da qui la necessità di costruire grandi dighe a monte, con il fine di rendere più regolare il flusso e aumentare l’energia prodotta.

Le 2 dighe principali verranno costruite dove finisce la parte più accidentata del rio, e proprio qui sorgerà la centrale. Tutti coloro che da sempre vivono di pesca, di raccolta di castagne e di altre erbe officinali amazzoni, molto richieste dalle industrie di cosmetici che ne ricavano preziosi oli essenziali, resteranno a bocca asciutta. Un disastro a catena, dunque, che sembra nessuno avrà il potere di scongiurare.

Redazione Paolo

Paolo
Redattore editoriale e traduttore tecnico specializzato, appassionato di tutela dell'ambiente e risparmio energetico.

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