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Golfo del Messico: scoperte prime “zone morte” a seguito del recente disatro ecologico

disastro ambientale

Il pozzo sottomarino della British Petroleum ha creato alcune zone “morte” nel Golfo del Messico, a seguito della carenza di ossigeno. Due studi indipendenti hanno rilevato zone in cui la concentrazione di metano – prodotto dal gas naturale che fuoriesce dal pozzo – è 100.000 volte superiore ai normali livelli; molti animali si stanno allontanando dalle zone a rischio e avvicinandosi alle coste, dove la qualità dell’acqua è migliore. Fino ad oggi gli scienziati si erano concentrati sui rischi rappresentati dalla presenza di greggio e sulle sostanze chimiche impiegate per la bonifica, ma il metano rappresenta un pericolo altrettanto grave perché è in grado di “risucchiare” l’ossigeno presente nell’acqua fino a livelli incompatibili con la presenza di vita marina. Anche prima della fuga di greggio il Golfo presentava una “zona morta” in corrispondenza della foce del Mississippi, causata dalla presenza nel fiume di altre contentrazioni di fertilizzanti e altre sostanze chimiche di origine organica.

Redazione Paolo

Paolo
Redattore editoriale e traduttore tecnico specializzato, appassionato di tutela dell'ambiente e risparmio energetico.

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