16 luglio, 2018
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Classifica Greenpeace: le 10 aziende più “verdi”

Nei giorni scorsi, è stato redatto da Greenpeace il rapporto annuale Cool IT, all’interno del quale sono state analizzate le aziende IT più attive nella promozione e nell’adozione di soluzioni energetiche sostenibili . Nell’edizione annuale, Greenpeace ha considerato 21 aziende in tutto il mondo ed è andata a scavare nei dettagli delle stesse.

Riassumiamo  dunque la situazione delle prime 10 della lista. I parametri di valutazione sono diversi, ma comunque raggruppabili in 3 macrocategorie:

1- L’impegno a sviluppare nuove soluzioni economiche e tecnologiche finalizzate a migliorare la sostenibilità dell’azienda

2- Le idee praticate per ridurre emissioni e impronta ecologica dell’azienda

3- La promozione di politiche energetiche alternative, presso enti ed associazioni internazionali

Seguendo la classifica ci si rende subito conto di due assenze importanti:  Apple e Facebook.  a discapito dei grossi
guadagni riscontrati negli ultimi anni, infatti, le due aziende americane non si sono ancora mosse per ridurre in maniera
importante il loro impatto ambientale (nonostante i data center delle aziende hi-tech oggi assorbono il 2% della domanda
energetica americana). Per questo motivo, non solo non compaiono nella top 10, ma nemmeno fra le 21 aziende analizzate da
Greenpeace.

1. Google
In vetta alla classifica si piazza Google,che nell’ultimo periodo ha investito sulle energie rinnovabili (fino quasi a
trasformarle in parte integrante del proprio business). Merito delle considerevoli somme dedicate alla produzione di energia
rinnovabile (compreso un impianto eolico offshore), della riduzione della impronta ecologica e del costante appoggio alle
iniziative di politica ambientale in California e Unione Europea. Ciònonostante, Google non ha ancora presentato degli
obiettivi chiari per quanto riguarda la riduzione delle emissioni.

2. Cisco
Due anni fa si trovava al primo posto, oggi è slittata al secondo. Ciò a causa del fatto che tra il 2009 e il 2010 il suo
impiego di energie rinnovabili si è ridotto del 10%, partendo da un 37% iniziale. In ogni caso, Cisco ha raggiunto un ottimo
risultato riducendo le sue emissioni del 25% negli ultimi 5 anni. In più, ha sviluppato diverse soluzioni interessanti per il
calcolo e la comunicazione del dispendio energetico.

3. Ericsson
L’azienda svedese ad oggi è leader nello sviluppo di soluzioni originali sviluppate per calcolare l’impatto ambientale nel
settore ICT. E’ inoltre parecchio attiva anche sul piano politico, avendo appoggiato nel 2010 la Dichiarazione di
Guadalajara. Nel 2008 Ericsson ha posto il suo traguardo in merito alla riduzione di emissioni al 40% entro il 2013, ma
ancora non si sa che punto sia nella corsa verso tale obiettivo.

4. Fujitsu
Occupa la quarta posizione nella classifica generale, Fujitsu è però in cima alla classifica delle aziende che più si
dedicano alla ricerca, studi e soluzioni che provino l’efficacia delle politiche ambientali applicate all’industria hi-tech.
Inoltre, Fujitsu ha sviluppato EcoCalc, un’applicazione che permette alle aziende di calcolare l’impatto ambientale delle
soluzioni ICT.

5. Vodafone
Vodafone punta a ridurre le  emissioni del 50% per il periodo 2007-2020 e sta lavorando per rendere energeticamente più
efficienti i propri data center.Si trova al 5 posto della classifica grazie al suo impegno politico (ha firmato la Dichiarazione di Guadalajara ed è stata tra i più forti sostenitori dell’obbiettivo europeo di riduzione emissioni al 30%) e
per la mole di studi compiuti sull’impatto delle soluzioni energetiche in campo ICT.

6. Alcatel Lucent
L’azienda transalpina si è classificata sesta, ma è al secondo posto per quanto riguarda la riduzione dell’impatto energetico. Dal 2008 ad oggi, Alcatel ha diminuito del 12,6% le proprie emissioni e ha buone chances di raggiungere entro il 2020 l’obbiettivo 50%. Tuttavia, la compagnia parigina ha fatto poco per trovare nuove soluzioni al problema climatico rivelandosi poco propensa a supportare politiche ambientali internazionali.

7. Sharp
Anche se ha fissato gli obbiettivi di riduzione emissioni poco coraggiosi e punti davvero poco sull’utilizzo di energie rinnovabili, Sharp si posiziona piuttosto bene nella classifica complessiva. Questo grazie alla decisione di aumentare significativamente l’efficienza energetica dei propri prodotti (soprattutto i TV) e per l’attiva pressione effettuata sul governo Giapponese col fine di incrementare gli sforzi sulle energie rinnovabili.

8. Softbank
Il punteggio ottenuto da Softbank è da attribuirsi alla grande attività politica. In seguito al disastro ambientale di Fukushima, Softbank è stata tra le aziende che più si sono mosse per abbandonare l’energia nucleare in Giappone. Unica pecca: in fatto di riduzione delle emissioni (sia a livello concreto che di obiettivi) l’azienda si trova agli ultimi posti.

9. IBM
Il caso di IBM è alquanto singolare. L’azienda infatti è l’unica della classifica ad aver ottenuto un punteggio negativo in una delle tre categorie. Questo è avvenuto per non aver preso le distanze da BusinessEurope, un’associazione commerciale che si è fortemente opposta al target di riduzione emissioni del 30% in Unione Europea. Un peccato, dal momento in cui la compagnia è occupa comunque il primo posto in classifica per quanto riguarda la riduzione di emissioni.

10. HP
Fanalino di coda della classifica, HP, compagnia che negli ultimi anni si era discretamente distinta in termini di sensibilità ambientale. Il problema è che l’azienda ha una politica energetica poco costante, da una parte ha fissato un obiettivo di riduzione emissioni del 20% tra il 2005 e il 2013, e abbia fatto molta trasparenza sulle soluzioni energetiche adottate, dall’altra non ha ancora posto traguardi a lungo termine.  Oggi, HP affida l’8% del proprio fabbisogno a energie rinnovabili e negli ultimi sette anni ha incrementato del 50% l’efficienza energetica dei propri prodotti.

Redazione Paolo

Paolo
Redattore editoriale e traduttore tecnico specializzato, appassionato di tutela dell'ambiente e risparmio energetico.

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