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pannolini lavabili in cotone, pannolini lavabili ecologici ed economici

Come scegliere il modello che più fa per noi, quanto si spende e quanto si risparmia, gli accorgimenti per avere pannolini sempre puliti, farli durare, senza rinunciare all’aspetto eco-friendly della nostra scelta.

Solo in Italia si consumano ogni anno oltre 170 mila tonnellate di pannolini monouso: da solo ogni bambino nei primi anni di vita ne utilizza circa 5.000 pezzi, che se si considera solo il pannolino asciutto, equivalgono a circa 300 kg di rifiuti. Utilizzando pannolini lavabili e riutilizzabili, la quantità finale di rifiuto prodotto scende a 80 kg (dati UKEA 2005).
Usarli, porta un vantaggio all’ambiente? E al nostro portafogli? Le variabili da considerare sono diverse. Dalla scelta del modello e dei tessuti fino (soprattutto) alle nostre abitudini di utilizzo

A ognuno il suo
Di modelli di lavabili ce n’è un’infinità, ma quale è il migliore? Non aspettatevi di trovare la risposta su uno dei tanti forum e siti Internet dedicati all’argomento, perché quel che va bene a un genitore (e al suo bimbo) può non andare bene per voi! Per capire il modello più adatto alle vostre esigenze può essere utile provarne diversi, acquistando un kit di prova o, meglio ancora, prendendolo in prestito: digitate “pannolinoteca” su Internet per conoscere se nella vostra regione o città sia attivo un servizio di noleggio di pannolini lavabili.

In genere, i lavabili vengono divisi in tre diverse tipologie:

  • Due pezzi: composti da una parte interna assorbente, di varie fogge, separata da una mutandina esterna impermeabile.
    Hanno il pregio di consentire tempi di asciugatura veloci (la mutandina esterna non va lavata a ogni cambio), ma l’inconveniente di richiedere, soprattutto all’inizio, tempi di cambio più lunghi.
  • Pocket: hanno uno strato esterno impermeabile in PUL cui è cucito uno strato interno in pile. All’interno della tasca si inseriscono una o più strisce assorbenti, a seconda delle necessità di assorbenza, che possono essere realizzate in vari materiali: cotone, bambù, canapa o microfibra.
    Facili da indossare e pratici da asciugare, quelli a taglia unica potrebbero non garantire perfetta vestibilità nelle taglie più piccole.
  • Tutto in uno: sono i pannolini più simili agli usa e getta perché già pronti all’uso.
    Per la loro praticità sono i preferiti dalle mamme (ottimi all’asilo), ma i tempi per farli asciugare sono un po’ più lunghi.

I diversi modelli, inoltre, possono essere proposti in taglie diverse:

  • Taglia unica: consente un risparmio economico, può però creare problemi di “tessuto in eccesso” nei primi mesi di vita e quindi di scarsa vestibilità.
  • Taglia esatta (secondo i kg di peso del bambino): è più confortevole. Aumentando le quantità da acquistare, però, anche il costo sale.

Occhio all’etichetta
Qualunque sia il modello preferito, la regola che vale comunque per tutti è quella di verificare sempre al momento dell’acquisto la composizione del pannolino, evitando quelli che non specifichino l’elenco completo delle materie prime utilizzate: alcune aziende tendono ad amplificare le qualità ecologiche del prodotto basandosi solo su alcuni componenti e non sulla loro totalità!
Ai tessuti come il PILE (poliestere) o il PUL (poliuretano), che hanno il vantaggio di essere più drenanti e quindi di ridurre l’effetto umido, meglio che l’interno a contatto con la pelle sia in tessuto naturale. Pazienza se ci toccherà fare qualche cambio in più.
Il cotone consente la traspirazione della pelle e quindi assicura dal rischio di irritazioni e di allergie. Solo una minima parte di esso, però, ha una storia produttiva che possa definirsi sostenibile sotto il profilo sociale e ambientale. Non accontentiamoci che il nostro pannolino sia in cotone, acquistiamo solo quello in cotone proveniente da coltivazioni biologiche certificate.

Quanto costano e quanto si risparmia
Chi opta per i pannolini lavabili, deve prepararsi ad affrontare un consistente investimento iniziale. Un set da 20-25 pannolini riutilizzabili, il numero ideale per poter fare una lavatrice ogni tre giorni senza rimanere mai senza pannolini puliti e asciutti, costa dai 400 ai 600 euro, a seconda del modello scelto, cui va aggiunto il costo di velini e di inserti supplementari, dunque altri 200 euro, più, ovviamente, il costo per i lavaggi. Se la spesa viene sostenuta in un’unica soluzione, il risparmio rispetto ai tradizionali usa e getta può andare dai 600 ai 1100 euro in tre anni.
Nel caso di un secondo figlio, è praticamente ammortizzata: i lavabili, se di qualità e trattati con cura, si prestano infatti per essere riutilizzati a lungo. Solo le veline, infatti, che vengono inserite per raccogliere le feci, vengono buttate, tutto il resto si conserva.

E’ l’utilizzo che fa la differenza

Se è vero che i pannolini lavabili consentono una riduzione dei rifiuti rispetto ai monouso tradizionali non riciclabili, non è altrettanto scontato che l’impatto ambientale complessivo sia minore. Anzi, secondo uno studio del ministero dell’Ambiente britannico (UKEA 2008) i lavabili avrebbero un costo ambientale persino leggermente superiore ai monouso tradizionali, a causa del consumo di acqua e di energia necessarie per il lavaggio e l’asciugatura. Ecco perché con i riutilizzabili contano soprattutto le nostre abitudini di utilizzo e quanto queste siano più o meno efficienti.
Qui alcuni consigli per fare un buon bucato, evitando consumi esagerati e inquinando meno:
1) raccogliamo i pannolini in un secchio con coperchio e versiamoci sopra dell’acqua ossigenata o della candeggina gentile. Il “prelavaggio” blocca la fermentazione e gli odori sgradevoli e aiuta molto ad ottenere buoni risultati di lavaggio;
2) laviamo in lavatrice a 60° (solo in presenza di infezioni, è consigliabile un ciclo a 90°). Se una famiglia se lo può permettere, può utilizzare due secchi: uno per i pannolini con la sola pipì e un altro con il resto. Quelli del primo secchio potranno essere lavati anche con detersivo liquido a 40°C;
3) usiamo dosi ridotte di detersivo: le moderne lavatrici usano meno acqua e quindi fanno più fatica a risciacquare;
4) per sbiancare e igienizzare aggiungiamo nel lavaggio percarbonato di sodio (attenzione: sotto i 40° non si attiva!);
5) per ammorbidire i tessuti una valida alternativa è l’acido citrico. Da evitare, invece, il classico ammorbidente – alla lunga “cera” il pannolino, riducendo il suo potere assorbente – e l’aceto, se non vogliamo “corrodere” la nostra lavatrice;
6) nel dubbio che siano rimasti residui di detersivo, ripetiamo il risciacquo ( e regoliamoci per la prossima volta riducendo le dosi!);
7) evitiamo l’uso di asciugatrici (aumentano i consumi elettrici e fanno gonfiare le fibre) e asciughiamo all’aria. Il sole, oltre ad avere un effetto igienizzante, fa generalmente sparire macchie e aloni che restano dopo il lavaggio.

Fonte: viviconstile.org