Blog Ecologia è la risorsa sulle novità tecniche e tecnologiche a supporto dello sviluppo sostenibile, della eco-compatibilità e della coscienza ecologica. Le aziende che operano nel Green Market possono inviarci i loro comunicati e pubblicare le loro schede nella directory gratuita.

Articoli taggati ‘ecosostenibilità’

23feb

2012: Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile

Ban Ki-moon, segretario generale delle Nazioni Unite ha proclamato ufficialmente il 2012 “Anno Internazionale dell’energia sostenibile per tutti”. Il lancio dell’iniziativa avrà luogo ad Abu Dhabi (Emirati Arabi Uniti) in occasione del “World Future Energy Summit” (Vertice Mondiale sul Futuro Energetico) che si svolgerà dal 16 al 18 gennaio 2012. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riconoscendo l’importanza fondamentale dell’accesso universale all’energia per lo sviluppo sostenibile del pianeta, aveva già designato l’anno in corso quale  “Anno Internazionale dell’Energia Sostenibile per tutti”  sin dal dicembre 2010 con la Risoluzione 65/151.

La Risoluzione 65/151  sottolinea come l’Anno Internazionale dedicato alle energie rinnovabili, pulite e a prezzi equi per tutti costituisca un’opportunità preziosa e unica per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale “sull’importanza di affrontare i temi legati all’energia, compresi l’accesso universale a servizi energetici moderni e a prezzi equi per tutti, all’efficienza energetica, nonché alle fonti e all’utilizzo di energie rinnovabili” a livello locale, nazionale, regionale e internazionale.

L’ONU spiega che l’energia “sostenibile” è “l’energia prodotta ed utilizzata in modo tale da poter sostenere lo sviluppo umano a lungo termine in tutti suoi aspetti sociali, economici e ambientali”. Mentre per “accesso universale all’energia” si intende l’accessibilità fisica a sevizi energetici moderni (compreso, ad esempio, l’utilizzo di forni per cucinare efficienti e sicuri) che garantiscano la soddisfazione dei bisogni primari a prezzi accessibili a tutti. Questi servizi energetici moderni devono essere affidabili, sostenibili e, dove sia fattibile, prodotti da fonti rinnovabili.

Oggi, secondo le Nazioni Unite, 1,4 miliardi di persone non hanno ancora la possibilità di accedere alle fonti energetiche rinnovabili e ben 3 miliardi di persone utilizzano ancora “fonti tradizionali” e carbone come principali combustibili. Eppure “l’obiettivo dell’accesso universale all’energia sostenibile può essere raggiunto formalmente entro il 2030. Investendo solo il 3% delle spese globali destinate all’energia per i prossimi 20 anni, l’accesso universale all’energia sarà assicurato”.

Ban Ki-moon, insieme a UN-Energy (Agenzia delle Nazioni Unite per l’Energia) e United Nations Foundation, sta coordinando l’iniziativa globale chiamata  “Sustainable Energy for All”  che coinvolgerà – durante tutto il 2012 – i governi, la società civile e il settore privato affinché si raggiungano tre obiettivi fondamentali entro il 2030:
1. garantire l’accesso universale a servizi energetici moderni;
2. raddoppiare il tasso di incremento dell’efficienza energetica;
3. raddoppiare la percentuale di energie rinnovabili all’interno del mix energetico globale.

La Risoluzione 65/151 afferma, infine, che “nei paesi in via di sviluppo l’accesso a servizi energetici moderni a prezzi accessibili è essenziale per la realizzazione degli Obiettivi del Millennio e per lo sviluppo sostenibile.” L’energia pulita e universalmente accessibile è al servizio di tutti gli 8 “Obiettivi di Sviluppo del Millennio”  perché è essenziale:

1. per aumentare la produttività agricola;                                                                                                                                                                                  2. per poter studiare;
3. per alleviare le fatiche di donne e bambine;
4. per salvare la vita ai bambini;
5. per fare progressi in campo medico e nell’assistenza sanitaria;
6. ai medici per curare le persone;
7. per rendere le comunità indipendenti;
8. per costruire ponti verso il futuro.

Perciò, l’impossibilità di usufruire di un’energia pulita, accessibile ed affidabile impedisce di fatto qualsiasi sviluppo umano, sociale ed economico. Per questo l’ONU “riconosce l’importanza dell’accesso universale all’energia sostenibile per il benessere dell’umanità, per il futuro dell’economia a livello globale e per la salvaguardia del nostro pianeta”.

 

Fonte:   http://www.buonenotizie.it/ambiente/2012/01/04/2012-anno-internazionale-dell%E2%80%99energia-sostenibile/

22feb

Apple eco-sostenibile: ecco i pannelli solari

Nel corso degli anni Apple ha sempre avuto un occhio di riguardo su temi quali ambiente e risparmio energetico. Tutto ciò viene confermato dal fatto che l’azienda di Cupertino abbia intenzione di installare pannelli fotovoltaici per alimentare il data center del North Carolina, in pratica il server in cui sono contenuti i nostri dati icloud.
Le strutture in costruzione copriranno 100 acri, con un impianto fotovoltaico da 20 MW e una cella a combustibile da 5 MW, capaci di garantire rispettivamente 42 e 40 milioni kWh all’anno. Non si tratta di tutta l’energia necessaria al suoi datacenter, ma rappresenta almeno una parte non trascurabile di essa (calcolata in circa 100 MW).

Assegnata ad Apple  la maggior riconoscenza per gli stabilimenti industriali che soddisfano i più alti criteri in fatto di ecologia, la certificazione  Leed Platinum da parte dello US Green Building Council.
Dopo Google e Facebook dunque anche Apple ricerca fonti energetiche alternative che possano abbattere i costi di gestione dei datacenter e migliorare l’immagine aziendale.

D’altra parte, sull’argomento, Apple ha già ricevuto la pressione di alcune associazioni ambientaliste (in particolare cinesi) e sembra aver anche chiesto dettagli sulle politiche ambientali adottate dai suoi fornitori orientali, arrivando ad affidarsi  a soggetti terzi per la redazione di uno rapporto a tal riguardo, al fine di evitare problemi di pubbliche relazioni.

21feb

Italia: è sempre più “eco-turismo”

Ormai è diventata la parola d’ordine anche in ambito turistico: ECOSOSTENIBILITA‘. Stando ai dati emersi da un sondaggio effettuato da UniVerde, il 70% degli italiani, a parità di prezzo, preferirebbe un albergo in grado di fornire servizi “eco-friendly“. Addirittura il 55% di quelli interpellati sarebbe disposto a pagare un supplemento pur di avere un hotel ecologico  in cui trascorrere la propria vacanza. Questa ricerca, a cura della fondazione Univerde e IPR Marketing, dal titolo “Gli italiani, il turismo sostenibile e l’ecoturismo” è stata presentata alla Borsa Italiana del Turismo (BIT).

A conferma di questi dati, vi sono diverse iniziative  dislocate su tutta la penisola. In Emilia Romagna viene riproposta la ‘Primavera Slow’ nel parco del delta, offrendo escursioni a piedi, passeggiate a cavallo, degustazioni e birdwatching.                       Le città d’arte in pianura fanno invece leva sul cicloturismo,  con una serie di percorsi ovviamente su due ruote e consultabili anche sul cellulare dai siti del circuito che raggruppa questi centri urbani e della Fiab, che ha realizzato una serie di mappe digitali.  Sempre su due ruote, ma tra Italia e Francia, anche il percorso ciclabile di 150 Km che unisce Racconigi, Saluzzo e Savigliano con Guillestre , immersi completamente tra la natura e le montagne. ‘Green Road’ invece riguarda la Puglia con una serie di percorsi che attraverso 100 masserie portano al mare.

Insomma, come detto ad inizio articolo, il turismo in Italia è sempre più Verde.

17feb

Torna l’iniziativa ” M’Illumino di meno”, al via l’edizione 2012

Oggi, 17 febbraio 2012, tra le ore 18:00 e le 19:30, ritorna l’appuntamento con “M’illumino di meno”, l’iniziativa sul risparmio energetico al fine di di razionalizzare i consumi.
La giornata dedicata al risparmio, promossa dalla trasmissione radiofonica di Radio2 Caterpillar, è ormai arrivata alla sua ottava edizione ed è supportata da migliaia di adesioni.

Sono previsti gli “spegnimenti” in città come Milano, Pisa, Firenze, Torino, Venezia, Roma, Napoli, Palermo, Cagliari, Catania, ci saranno  feste in piazza a base di rinnovabili in comuni grandi e piccoli, delle cene a lume di candela oltre a concerti alimentati unicamente a pedali, nonchè fiaccolate e maratone a LED.

L’iniziativa è nata il 16 febbraio 2005 come un gioco con lo scopo di evidenziare il grande spreco di energia e proponeva lo spegnimento simbolico di monumenti, case, vetrine e scuole di tutto il Paese. A distanza di anni però è diventata una grande festa sulla razionalizzazione dei consumi.

Quest’anno la novità è rappresentata dai “M’illum-inni”, ovvero brani originali di ogni genere composti da professionisti o da musicisti amatoriali che hanno partecipato al contest per la selezione dell’inno ufficiale della campagna.

Come di consueto, istituzioni, scuole, commercianti e privati cittadini sono tutti invitati a diventare, almeno per un giorno, promotori del risparmio energetico.  In pratica bisognerà razionalizzare i consumi anche a livello individuale: ridurre gli sprechi, andare in bici, con i mezzi pubblici o a piedi, adottare il car sharing, fare la raccolta differenziata dei rifiuti e prestare attenzione allo spreco di cibo.

Il tutto è stato raccolto all’interno del Dodecalogo di “M’illumino di meno”, che contiene consigli per conseguire migliori risultati di efficienza energetica.

Ovviamente non basterà darsi da fare un giorno e singolarmente,occorre integrare il tutto con azioni tecnologiche, dall’acquisto di elettrodomestici agli interventi di riqualificazione edilizia, fino all’installazione di impianti di produzione dell’energia da fonte rinnovabile. Ma anche e soprattutto farne una vera e propria eco-abitudine  e non una rara occasione.
Tutto ciò che si può fare per migliorarci e modificare i nostri comportamenti rappresenta un allenamento fondamentale per la costruzione di una nuova cultura energetica.

Qui di seguito IL DODECALOGO PER RISPAMIARE:

1. Spegnere le luci quando non servono. Inoltre, sostituendo le lampadine a incandescenza con  quelle a basso consumo, si possono ridurre del 7% i consumi annui totali di energia elettrica

2. Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici. In questo modo si potranno ridurre  i consumi di elettricità dal 5 al 10%

3. Sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria. Inoltre, ricordarsi che la temperatura raccomandata per il frigorifero è tra 1 e 4°C e per il congelatore è di -18°C. Per ogni grado al di sotto di queste temperature il consumo aumenterà del 5%

4. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola. Spegnere il forno ed i fornelli  qualche minuto prima del termine della cottura dei cibi lasciando che il calore residuo completi l’opera. Sul luogo di lavoro, utilizzare con moderazione gli apparecchi elettrici per scaldare l’acqua per il caffè o il tè e, se sono presenti grossi distributori di bevande e/o alimenti, verificate se è possibile tenerli spenti di notte

5. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre. Riducendo la  temperatura ambiente di appena 1°C si possono tagliare i consumi ed i relativi costi del 5-10% all’anno. Inoltre, riprogrammando il termostato per abbassare la temperatura di notte, o quando nell’ambiente non c’è nessuno, e rialzarla al mattino o al rientro in casa ed in ufficio, la bolletta sarà più leggera del 7-15%. Durante l’estate si raccomanda di impostare la temperatura dei condizionatori non oltre sei gradi in meno rispetto alla temperatura esterna

6. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria. Il ricambio d’aria nei locali deve avvenire in tempi rapidi e  con le finestre spalancate, mentre è controproducente tenere le finestre socchiuse per ore

7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi e le porte esterne

8. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

10. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto. In alternativa, scegliere di recarsi  sul luogo di lavoro utilizzando la bicicletta o i mezzi pubblici

11. Attenzione alla pressione degli pneumatici: se è inferiore a 0,5 bar, l’automobile utilizza il 2,5% in più di carburante. Inoltre, utilizzando un olio a bassa viscosità per il motore, si può ridurre il consumo di carburante di oltre il 2,5%. Anche in automobile non abusare dell’aria condizionata che aumenta i consumi complessivi del 5% circa

12. non usare il ciclo di prelavaggio della lavatrice. Evitando questo passaggio è possibile risparmiare fino al  15% di energia.

14feb

Progetto EcoMark

La Provincia di Bologna, in collaborazione con 8 partner provenienti dall’Italia (Emilia Romagna), Spagna (Comunitat Valenciana), Francia (Côte d’Azur), Grecia (Western Greece – Thessaloniki) e Slovenia, è lead partner del progetto, finanziato dal programma europeo di cooperazione territoriale dell’area del Mediterraneo (MED). Gli obiettivi principali di ECOMARK sono l’applicazione dei principi del Green Marketing alle aree industriali caratterizzate dalla presenza di PMI e lo sviluppo della sensibilità ambientale tra gli attori del settore industriale, coniugandola con gli obiettivi d’impresa. Le attività del progetto ECOMARK si concentrano nello sviluppo di un piano di green marketing per le aree industriali e nella progettazione di servizi innovativi per PMI insediate all’interno di questi distretti, in particolare sul tema logistica sostenibile e finanziamento conto terzi per interventi energetici anche attraverso l’implementazione di progetti pilota.

Per ulteriori approfondimenti sul progetto potete consultare il sito ufficiale.: http://www.ecomarkproject.eu/

 

13feb

Ecobot: robot che si nutrono

Ecobot

Che cosa sono?

Sviluppati nel Laboratorio di Robotica dell’Università di Bristol, arrivati già alla terza generazione,“ecobot”(eco-robot)
possono essere definiti come l’equivalente dei nostri animali domestici per quel che riguarda i bisogni primari: mangiano – e
non sono schizzinosi, considerando che mangiano di tutto, perfino gli escrementi – digeriscono e…si liberano delle sostanze
ingerite in modo naturale.

“Sono dotati di una sorta di “stomaco” composto da tante celle a combustibile alimentate da urina, come spiegato in un articolo redatto
dalla rivista Physical Chemistry Chemical Physics, e persino da feci. Dunque, per essere attivi gli EcoBot-III riciclano il
materiale organico delle fogne. Così facendo ricoprono una funzione più eco-friendly”, producendo energia “pulita”.

Addirittura la Nasa si è interessata alla ricerca e intenderebbe utilizzare i sistemi digestivi degli ecobot nelle navicelle
spaziali per convertire in elettricità gli escrementi degli astronauti.
Bella idea eco-sostenibile. Al momento i robot non hanno sembianze umane, ma questo potrebbe diventare lo step successivo.
Sicuramente, aldilà dell’aspetto più o meno umanoide, tale invenzione è un passo avanti nel campo dello smaltimento e del
riciclo di rifiuti organici.

13feb

Classifica Greenpeace: le 10 aziende più “verdi”

Nei giorni scorsi, è stato redatto da Greenpeace il rapporto annuale Cool IT, all’interno del quale sono state analizzate le aziende IT più attive nella promozione e nell’adozione di soluzioni energetiche sostenibili . Nell’edizione annuale, Greenpeace ha considerato 21 aziende in tutto il mondo ed è andata a scavare nei dettagli delle stesse.

Riassumiamo  dunque la situazione delle prime 10 della lista. I parametri di valutazione sono diversi, ma comunque raggruppabili in 3 macrocategorie:

1- L’impegno a sviluppare nuove soluzioni economiche e tecnologiche finalizzate a migliorare la sostenibilità dell’azienda

2- Le idee praticate per ridurre emissioni e impronta ecologica dell’azienda

3- La promozione di politiche energetiche alternative, presso enti ed associazioni internazionali

Seguendo la classifica ci si rende subito conto di due assenze importanti:  Apple e Facebook.  a discapito dei grossi
guadagni riscontrati negli ultimi anni, infatti, le due aziende americane non si sono ancora mosse per ridurre in maniera
importante il loro impatto ambientale (nonostante i data center delle aziende hi-tech oggi assorbono il 2% della domanda
energetica americana). Per questo motivo, non solo non compaiono nella top 10, ma nemmeno fra le 21 aziende analizzate da
Greenpeace.

1. Google
In vetta alla classifica si piazza Google,che nell’ultimo periodo ha investito sulle energie rinnovabili (fino quasi a
trasformarle in parte integrante del proprio business). Merito delle considerevoli somme dedicate alla produzione di energia
rinnovabile (compreso un impianto eolico offshore), della riduzione della impronta ecologica e del costante appoggio alle
iniziative di politica ambientale in California e Unione Europea. Ciònonostante, Google non ha ancora presentato degli
obiettivi chiari per quanto riguarda la riduzione delle emissioni.

2. Cisco
Due anni fa si trovava al primo posto, oggi è slittata al secondo. Ciò a causa del fatto che tra il 2009 e il 2010 il suo
impiego di energie rinnovabili si è ridotto del 10%, partendo da un 37% iniziale. In ogni caso, Cisco ha raggiunto un ottimo
risultato riducendo le sue emissioni del 25% negli ultimi 5 anni. In più, ha sviluppato diverse soluzioni interessanti per il
calcolo e la comunicazione del dispendio energetico.

3. Ericsson
L’azienda svedese ad oggi è leader nello sviluppo di soluzioni originali sviluppate per calcolare l’impatto ambientale nel
settore ICT. E’ inoltre parecchio attiva anche sul piano politico, avendo appoggiato nel 2010 la Dichiarazione di
Guadalajara. Nel 2008 Ericsson ha posto il suo traguardo in merito alla riduzione di emissioni al 40% entro il 2013, ma
ancora non si sa che punto sia nella corsa verso tale obiettivo.

4. Fujitsu
Occupa la quarta posizione nella classifica generale, Fujitsu è però in cima alla classifica delle aziende che più si
dedicano alla ricerca, studi e soluzioni che provino l’efficacia delle politiche ambientali applicate all’industria hi-tech.
Inoltre, Fujitsu ha sviluppato EcoCalc, un’applicazione che permette alle aziende di calcolare l’impatto ambientale delle
soluzioni ICT.

5. Vodafone
Vodafone punta a ridurre le  emissioni del 50% per il periodo 2007-2020 e sta lavorando per rendere energeticamente più
efficienti i propri data center.Si trova al 5 posto della classifica grazie al suo impegno politico (ha firmato la Dichiarazione di Guadalajara ed è stata tra i più forti sostenitori dell’obbiettivo europeo di riduzione emissioni al 30%) e
per la mole di studi compiuti sull’impatto delle soluzioni energetiche in campo ICT.

6. Alcatel Lucent
L’azienda transalpina si è classificata sesta, ma è al secondo posto per quanto riguarda la riduzione dell’impatto energetico. Dal 2008 ad oggi, Alcatel ha diminuito del 12,6% le proprie emissioni e ha buone chances di raggiungere entro il 2020 l’obbiettivo 50%. Tuttavia, la compagnia parigina ha fatto poco per trovare nuove soluzioni al problema climatico rivelandosi poco propensa a supportare politiche ambientali internazionali.

7. Sharp
Anche se ha fissato gli obbiettivi di riduzione emissioni poco coraggiosi e punti davvero poco sull’utilizzo di energie rinnovabili, Sharp si posiziona piuttosto bene nella classifica complessiva. Questo grazie alla decisione di aumentare significativamente l’efficienza energetica dei propri prodotti (soprattutto i TV) e per l’attiva pressione effettuata sul governo Giapponese col fine di incrementare gli sforzi sulle energie rinnovabili.

8. Softbank
Il punteggio ottenuto da Softbank è da attribuirsi alla grande attività politica. In seguito al disastro ambientale di Fukushima, Softbank è stata tra le aziende che più si sono mosse per abbandonare l’energia nucleare in Giappone. Unica pecca: in fatto di riduzione delle emissioni (sia a livello concreto che di obiettivi) l’azienda si trova agli ultimi posti.

9. IBM
Il caso di IBM è alquanto singolare. L’azienda infatti è l’unica della classifica ad aver ottenuto un punteggio negativo in una delle tre categorie. Questo è avvenuto per non aver preso le distanze da BusinessEurope, un’associazione commerciale che si è fortemente opposta al target di riduzione emissioni del 30% in Unione Europea. Un peccato, dal momento in cui la compagnia è occupa comunque il primo posto in classifica per quanto riguarda la riduzione di emissioni.

10. HP
Fanalino di coda della classifica, HP, compagnia che negli ultimi anni si era discretamente distinta in termini di sensibilità ambientale. Il problema è che l’azienda ha una politica energetica poco costante, da una parte ha fissato un obiettivo di riduzione emissioni del 20% tra il 2005 e il 2013, e abbia fatto molta trasparenza sulle soluzioni energetiche adottate, dall’altra non ha ancora posto traguardi a lungo termine.  Oggi, HP affida l’8% del proprio fabbisogno a energie rinnovabili e negli ultimi sette anni ha incrementato del 50% l’efficienza energetica dei propri prodotti.

10feb

Risparmio ed ecosostenibilità: ecco i pallet in cartone!

Pare che i vecchi pallet in legno siano destinati ad un rapido declino. La notizia proviene dal quartier generale dell’Ikea, la multinazionale svedese dell’arredo in legno, che ha deciso di sostituirli con i più economici pallet in cartone.

Proprio così: da gennaio di quest’anno Ikea sta progressivamente soppiantando i 10 milioni di pallet utilizzati ogni anno per inviare le merci ai suoi 333 store disseminati in oltre 40 paesi. I motivi? Il pallet in cartone ondulato è in grado di sostenere un carico di 750 kg, lo stesso del legno, con i suoi soli due centimetri di consistenza, e un’altezza che è pari a un terzo di un pallet in legno.

 

Ma è soprattutto il peso ridotto (2,5 kg, poco più del 10% del peso totale di quelli in legno) ad aver attirato l’azienda svedese: grazie ad esso, infatti, sarà possibile un poderoso risparmio; non tanto sugli acquisti, ma sui costi di trasporto che, grazie all’utilizzo del nuovo materiale, diminuiranno notevolmente.

 

Da non trascurare infine il lato green di questo mutamento: riciclati dopo un solo utilizzo, i pallet in cartone tracciano un cammino virtuoso sulla strada dell’ecosostenibilità. Cammino che, si auspica, possa essere seguito anche da altre aziende nel mondo.

 

Ma esiste già un fronte dei contrari: dichiara che questi nuovi pallet non saranno in grado di sopportare pesi eccessivi e particolari condizioni meteorologiche. Che il declino dei vecchi pallet in legno sia ancora di là da venire?

30gen

La naturalita’ dei pallet in legno a garanzia dell’ecosostenibilta’

pallets legno

In anteprima i risultati dello studio del Politecnico di Milano che dimostrano l’ecosostenibilità del pallet in legno

pallets legno

ricliclo pallets

Il Comitato Nazionale EPAL di ConLegno ha deciso di effettuare una ricerca per misurare le prestazioni ambientali del ciclo di vita  del pallet EUR/EPAL.
Lo studio rivela benefici ambientali riferiti sia all’emissione di gas serra sia ad altre categorie di impatto quali l’uso di suolo e il consumo di combustibili fossili essendo l’impatto ambientale di un pallet in legno cinque volte inferiore rispetto a quello di un pallet in plastica e maggiormente riutilizzabile rispetto ai pallet in cartone. (Dato confermato da un recente studio pubblicato dalla Pennsylvania State University che  ha testimoniato risultati estremamente favorevoli per il pallet in legno in termini di emissioni di anidride carbonica equivalenti).
Dai risultati pubblicati emerge che la vita del pallet EUR/EPAL contribuisce a mitigare notevolmente l’effetto serra. Ogni singolo pallet, infatti, sottrae all’atmosfera una quantità totale di 18,4 kg di anidride carbonica equivalente. Solo nel 2010 sono stati sottratti all’atmosfera 1.229.432 tonnellate di anidride carbonica equivalente, di cui 108.893 tonnellate in Italia. Il che significa che annualmente, grazie all’innovativo Sistema di Interscambio EPAL, in Europa vengono compensate le emissioni di gas climalteranti equivalenti al fabbisogno energetico del parco residenziale della città di Roma.

30gen

Pecoranera: un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura

pecora nera: vivere nella natura
pecora nera: vivere nella natura

pecora nera: vivere nella natura

Come essere felici con 200 euro al mese

Tra le montagne della Carnia, la straordinaria storia di un ventenne e della sua scelta di vita coraggiosa e controcorrente, a mezza strada fra i libri di Mauro Corona e Adesso Basta di Simone Perotti

Ha solo vent’anni Devis, quando in lui scocca la scintilla: vivere altrimenti è possibile. All’inizio è solo un sentimento, un’aspirazione, che a poco a poco si trasforma in concreto progetto di vita. Inizia così la sua avventura: da un piccolo orto senza aver mai visto prima una pianta di pomodoro, coltivando patate e cereali per ritrovare un contatto più immediato con la Natura e realizzare una prima, rudimentale forma di autosufficienza alimentare, accompagnata da uno stile di vita semplice ed ecosostenibile. Passa un po’ di tempo e a chi prevede che presto si stancherà di tutto ciò risponde con un atto irrevocabile: a 23 anni si licenzia dall’impiego come tecnico informatico e si trasferisce in una casetta prefabbricata riscaldata da una stufa a legna per dedicarsi a tempo pieno a quella che battezza “vita frugale”. Sono gli anni della crociata solitaria, caratterizzati da avventure e disavventure di ogni tipo, da episodi epici e tragicomici. Sono gli anni in cui nasce e matura un rapporto simbiotico con la Natura e i suoi elementi. E proprio quando le forze sembrano esaurirsi e l’entusiasmo delle prime stagioni vacilla, in Devis matura la convinzione che non potrà proseguire oltre senza condividere con altri il suo cammino.

La scheda del libro: www.marsilioeditori.it/component/marsilio/libro/3171181-pecoranera/

La pagina Facebook: www.facebook.com/pecoraneralibro

Il documentario di MTV sulla storia di Devis: www.mtvnews.it/storie/la-storia-di-devis/

Devis Bonanni classe 1984, è nato e cresciuto in Carnia. A ventitré anni visita alcune esperienze di ecovillaggi in Italia e all’estero e decide di lasciare il lavoro per inventarsi contadino a tempo pieno. Da quest’esperienza scaturisce il progetto Pecora Nera, con l’intento di coinvolgere altre persone nella realizzazione di una rete comunitaria ecologica e solidale. Dal 2003 racconta la sua esperienza sul blog www.progettopecoranera.it

Devis Bonanni
Pecoranera
Un ragazzo che ha scelto di vivere nella natura
Marsilio Editori
[In libreria dal 7 marzo 2012]