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	<title>BlogEcologia &#187; disastro ambientale</title>

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	<description>La tua finestra su ecosostenibilità, risparmio energetico, energie alternative e sulle aziende protagoniste dell&#039;economia ecologica</description>
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		<title>Disastro ecologico Ungheria, Ue ora preoccupata anche per altri paesi</title>

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		<pubDate>Thu, 07 Oct 2010 10:55:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[disastro ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[Timore che il Danubio venga inquinato da fango rosso.  L&#8217;Unione europea è seriamente  preoccupata per l&#8217;evoluzione del disastro ecologico che ha colpito l&#8217;Ungheria occidentale. La marea di fango rosso, la cui colarazione è dovuta ad scarto letale di lavorazione dell&#8217;alluminio, che ha invaso diversi villaggi dell&#8217;Ungheria e potrebbe trasformarsi in un disastro ecologico per l&#8217;intera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2006" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/10/ungheria-fango-rosso.jpg"><img class="size-full wp-image-2006 " title="Ungheria, disastro ecologico" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/10/ungheria-fango-rosso.jpg" alt="Ungheria, disastro ecologico" width="300" height="179" /></a><p class="wp-caption-text">Ungheria, disastro ecologico</p></div>
<p>Timore che il Danubio venga inquinato da fango rosso.  L&#8217;Unione europea è seriamente  preoccupata per l&#8217;evoluzione del disastro ecologico che ha colpito  l&#8217;Ungheria occidentale. La marea di fango rosso,  la cui colarazione è dovuta ad scarto letale di lavorazione dell&#8217;alluminio, che ha invaso diversi  villaggi dell&#8217;Ungheria e potrebbe trasformarsi in un disastro ecologico per l&#8217;intera regione.   Il portavoce Ue Joe Hennon ha affermato che l&#8217;Ue è pronta ad aiutare  Budapest se il disastro dovesse aumentare di proporzioni. In  particolare, si teme che la fanghiglia possa inquinare gli affluenti del  Danubio e quindi anche il grande fiume dell&#8217;Europa centro-orientale.   &#8220;Siamo preoccupati non solo per l&#8217;ambiente in Ungheria, ma che (il  disastro) possa superare i confini&#8221;, ha spiegato Hennon. Il Danubio  scorre attraverso la Croazia, la Serbia, la Romania, la Bulgaria, la  Romania, l&#8217;Ucraina e la Moldova prima di buttarsi nel mar Nero.</p>
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		<title>Allarme livello del mare</title>

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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 14:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ecosostenibilità Mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[Secondo un gruppo di ricercatori britannici, cinesi e danesi che hanno studiato il futuro degli oceani, la situazione è irreversibile: il livello marino salirà di almeno 30/70 centimetri entro la fine del 2100; anche adottando le tecniche più avanzate di geoingegneria. Essa infatti non impedirà ormai la risalita del mare dovuta ai danni climatici a causati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1951" class="wp-caption alignright" style="width: 250px"><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/09/innalzamento_livello_marino.jpg"><img class="size-full wp-image-1951" title="innalzamento livello marino" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/09/innalzamento_livello_marino.jpg" alt="innalzamento livello marino" width="240" height="184" /></a><p class="wp-caption-text">innalzamento livello marino</p></div>
<p>Secondo un gruppo di ricercatori britannici, cinesi e danesi che hanno studiato il futuro  degli oceani, la situazione è irreversibile: il livello marino salirà di  almeno 30/70 centimetri entro la fine del 2100; anche adottando le tecniche  più avanzate di geoingegneria. Essa infatti non impedirà ormai la risalita del mare dovuta ai danni climatici a causati dalle attività umane.<br />
Il livello marino è destinato dunque a salire di almeno 30-70 centimetri entro la fine dell&#8217;anno 2100.</p>
<p>L&#8217;Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change, massima autorità mondiale sul  clima), prevede  che il livello marino sarà di 20-60 centimetri più elevato per la fine  di questo secolo. Una stima che molti scienziati ora prevedono sottostimata, portantola a ben 1-1.5 metri.</p>
<p>Sarà un  problema che colpirà quasi 150 milioni di persone che vivono lungo le fasce costiere. In Cina, nei prossimi  decenni, milioni di persone dovranno spostarsi verso l&#8217;interno del paese.</p>
<p>Per rallentare la risalita    del livello dei mari bisogna affrontare il problema alla radice, ovvero abbattere le emissioni, ma potrebbe essere ormai troppo tardi. Sono allo studio  tecniche  ingegneristiche per &#8220;manipolare il clima&#8221;. Alcune proposte prevedono di  &#8220;rifertilizzare&#8221; gli oceani con polvere di ferro o di rimescolare le  acque profonde per favorire la crescita di alghe che, sviluppandosi,  catturerebbero anidride carbonica. Altre idee prevedono il lancio in orbita  un ciclopico parasole planetario, altri di puntare su sistemi agricoli che facilitano la  fissazione al suolo di carbonio (es. il &#8220;biochar&#8221;, un modo per convertire  il materiale organico in carbone).</p>
<p>Sono sono alcune delle idee per rimediare, in piccola parte, agli enormi danni provocati all&#8217;ambiente. I  ricercatori spiegano con alcuni esempi come ben poco di può fare in base ai danni presenti; per esempio immettere nella stratosfera  biossido di zolfo pari alla quantità prodotto da una eruzione vulcanica simile a  quella del Pinatubo avventua nel 1991 (circa 10 milioni di tonnellate di SO2)  potrebbe rimandare la risalita del livello marino di 40-80 anni; ma per  mantenere il livello che il mare aveva alla fine degli anni &#8217;90  dovremmo ripetere questa eruzione artificiale ogni 18 mesi.</p>
<p>Insomma progetti ingegneristici fantascientifici e costosi non rappresentano la soluzione e oltretutto non possoamo prevedere le reazioni del pianeta  ad attività di geoingegneria di così grande scala.</p>
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		<title>Lambro: altro petrolio nelle acque</title>

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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 10:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[disastro ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[La brutta storia si ripete: dopo il disastro ambientale di 4 mesi fa,  ad opera della Lombarda Petroli, nuovo petrolio torna nelle acque del fiume. Due notti fa vi è stato altro versamento di idrocarburi nelle acque del fiume, precisamente  nel tratto vicino al parco di Monza. L’intervento degli agenti della polizia provinciale e dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_743" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/02/fiume-lambro-inquinato.jpg"><img class="size-medium wp-image-743" title="Idrocarburi nel fiume Lambro" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/02/fiume-lambro-inquinato-300x199.jpg" alt="Idrocarburi nel fiume Lambro" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Idrocarburi nel fiume Lambro</p></div>
<p>La brutta storia si ripete: dopo il disastro ambientale di 4 mesi fa,  ad opera della Lombarda Petroli, nuovo petrolio torna nelle acque del fiume.<br />
Due notti fa vi è stato altro versamento di idrocarburi nelle  acque del fiume, precisamente  nel tratto vicino al parco di Monza.<br />
L’intervento degli agenti della polizia provinciale e dei sommozzatori  della protezione civile è stato tempestivo. Sono stati installate delle barriere oleoassorbenti e numerosi cuscinetti per contenere gli oli industriali riversati nel  fiume.</p>
<p>Anche questo nuovo incidente è stato provocato da persone irresponsabili e incivili che considerano il  fiume come una vera e propria discarica.</p>
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		<title>Brasile: centrale idroelettrica in Amazzonia</title>

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		<pubDate>Mon, 26 Jul 2010 15:26:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In Brasile, precisamente a Tierra del Medio (Amazzonia orientale) Stato del Pará, presto sorgerà una centrale idroelettrica. Al bacino del fiume Xingú, un secolo fa giunsero famiglie dal Nordest del paese, povero e desertificato. Grazie alla ricchezza naturale prodotta della foresta si crearono una buona prespettiva di crescita economica e sociale. In poco tempo divennero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1680" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/07/amazzonia.jpg"><img class="size-full wp-image-1680" title="amazzonia" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/07/amazzonia.jpg" alt="amazzonia" width="300" height="138" /></a><p class="wp-caption-text">amazzonia</p></div>
<p>In Brasile, precisamente a Tierra del Medio (Amazzonia orientale) Stato del Pará, presto sorgerà una centrale idroelettrica.<br />
Al bacino del fiume Xingú, un secolo fa giunsero famiglie dal  Nordest del paese, povero e desertificato. Grazie  alla ricchezza naturale prodotta della foresta si crearono una buona prespettiva di crescita economica e sociale. In poco tempo divennero  esperti &#8220;siringueros&#8221;, ovvero estrattori del latte dell’albero del cauchù. Dunque entrarono  nella grande catena di produzione della gomma  e la loro vita migliorò.<br />
Oggi vi è minaccia quel rapporto proficuo e  rispettoso con la foresta. Alcune aziende senza  scrupoli, spalleggiate dal governo, ha intenzione di trasformare l&#8217;area in una fonte energetica idroelettrica, sfruttando la potenza dei  fiumi. E’ nato infatti <strong>il progetto della centrale idroelettrica dello Xingú,</strong> la quale sfrutterà il dislivello di 85 metri che il fiume forma  all’altezza di una grande curva chiamata Volta Grande.<br />
Un’occasione molto  ghiotta a cui nessuno degli interessati vuol rinunciare, in primis Governo  Lula.</p>
<p>Nel 2004  l’area, ora minacciata dalla centrale, era stata  dichiarata &#8220;Riserva Estrattiva&#8221; (Resex) tramite decreto presidenziale. Un gesto eclatante fatto per garantire il  tradizionale lavoro di quelle famiglie e per proteggere la ricchezza  del luogo dalla minaccia della <strong>deforestazione selvaggia in nome del profitto</strong>.  Oggi invece le  azioni in  programma sono diametralmente opposte.</p>
<p>Belo Monte è “l’inizio di un nuovo ciclo di estinzione – ha  commentato André Villas-Bôas, il sociologo che coordina il programma  Xingú per la Ong Isa -. Ora si tratta di mangiarsi il fiume, poi  toccherà ai boschi”. E secondo lui, oramai la centrale idroelettrica è “un fatto  compiuto”, nonostante le azioni giudiziarie che cercano di fermarne la  costruzione.</p>
<p>La nuova centrale idroelettrica avrà una potenza di 11.233 megawatt, che però andrà a  rendere solo per un 40 percento del suo potenziale, visto che il flusso  idrico del fiume nell’estate amazzonica – secondo semestre dell’anno –  arriva a toccare appena mille metri cubi al secondo, contro i ventimila  del periodo delle pioggie. Da qui la necessità di costruire grandi dighe  a monte, con il fine di rendere più regolare il flusso e aumentare  l’energia prodotta.</p>
<p>Le 2 dighe  principali verranno costruite dove finisce la parte più accidentata del  rio, e proprio qui sorgerà la centrale. Tutti coloro che da  sempre vivono di pesca, di raccolta di castagne e di altre erbe  officinali amazzoni, molto richieste dalle industrie di  cosmetici che ne ricavano preziosi oli essenziali, resteranno a bocca  asciutta. Un disastro a catena, dunque, che sembra nessuno avrà il  potere di scongiurare.</p>
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		<title>Golfo del Messico: nuova fuga di idrocarburi</title>

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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 11:10:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[disastro ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[Il governo americano ha ordinato alla BP (British Petroleum) informazioni sulla nuova presunta fuga di idrocarburi e su &#8220;altre anomalie&#8221; vicino al pozzo che ha dato origine al disastro ecologico nel Golfo del Messico. Pare che sia stata individuata una nuova perdita e che il coordinatore federale, Thad Allen, abbia chiesto alla Bp un piano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1645" class="wp-caption alignright" style="width: 304px"><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/07/perdite-greggio-bp.jpg"><img class="size-full wp-image-1645" title="perdite greggio BP" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/07/perdite-greggio-bp.jpg" alt="perdite greggio BP" width="294" height="134" /></a><p class="wp-caption-text">perdite greggio BP</p></div>
<p>Il governo americano ha ordinato alla BP (British Petroleum) informazioni sulla nuova presunta fuga di idrocarburi e su &#8220;altre  anomalie&#8221; vicino al pozzo che ha dato origine al <strong>disastro ecologico</strong> nel Golfo  del Messico.<br />
Pare che sia stata individuata una nuova perdita e che il coordinatore federale, Thad Allen, abbia chiesto alla Bp un piano per riaprire in tempi rapidi il  pozzo Macondo che è stato chiuso da alcuni giorni da una struttura di  contenimento.   &#8220;Vi chiedo di fornirmi una procedura scritta per potere  aprire la valvola di strangolamento quanto più rapidamente possibile  senza danneggiare il pozzo, nel caso in cui la fuga di idrocarburi  accanto al pozzo dovesse essere confermata&#8221;, ha scritto l&#8217;ammiraglio  Allen nella missiva indirizzata al direttore di BP, Bob Dudley.   A  quasi 3 giorni dalla chiusura del &#8220;tappo&#8221; che ha fermato la  fuoriuscita di greggio,  ieri si presagiva un cauto ottimismo.<br />
Vi è la possibilità che il greggio, imprigionato nel pozzo otturato, finisca per creare falle e spargersi  ancora nell&#8217;Oceano.</p>
<p>Il naufragio del 22  aprile della piattaforma &#8220;Deepwater Horizon&#8221;, continua a creare dunque  gravi ripercussioni sulla vita degli abitanti delle zone  colpite: Texas, Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida; tutte zone che vivono  di pesca e di turismo.</p>
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		<title>All&#8217;origine della marea nera&#8230;</title>

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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 13:25:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[disastro ambientale]]></category>
		<category><![CDATA[piattaforme petrolifere]]></category>

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		<description><![CDATA[Il petrolio continua a sgorgare in quantità spaventose dai fondali del Golfo del Messico; potrebbe presto rivelarsi il più grande disastro ecologico della storia mondiale. Forse non riusciremo mai a far pienamente luce sulle cause della tremenda esplosione che ha distrutto la piattaforma &#8220;Deepwater Horizon&#8221;. Tra le probabili cause vi sono una falla nel cemento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_1416" class="wp-caption alignleft" style="width: 209px"><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/05/petrolio.jpg"><img class="size-medium wp-image-1416" title="disastro ambientale" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/05/petrolio-199x300.jpg" alt="disastro ambientale" width="199" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">disastro ambientale</p></div>
<p>Il petrolio continua a sgorgare in  quantità spaventose dai fondali del Golfo del Messico; potrebbe presto rivelarsi il più grande <strong>disastro ecologico</strong> della storia mondiale.</p>
<p>Forse non riusciremo mai a far pienamente luce sulle cause della tremenda  esplosione che ha distrutto la piattaforma &#8220;Deepwater Horizon&#8221;. Tra le probabili cause vi sono una falla nel cemento che ancorava la piattaforma al fondale ed  un dispositivo anti-esplosioni disattivato.<br />
Ma sulla causa a monte di tutto questo non ci sono dubbi: la corsa delle multinazionali allo sfruttamento dei  giacimenti di gas e petrolio nelle zone più remote della Terra.</p>
<p>Gli Stati Uniti si sono affacciati all’era degli idrocarburi con immense riserve di petrolio e gas, il cui sfruttamento è stato uno dei motori della  crescita economica e dei conseguenti profitti da capogiro di giganti dell’energia come  Bp ed Exxon. Nell’epoca pionieristica dei pozzi di petrolio esplosioni e fuoriuscite incontrollabili erano di norma. Ma anno dopo  anno le compagnie hanno imparato a gestirli con nuove tecnologie. Ora, in questa  frenetica corsa ai giacimenti &#8220;difficili&#8221;, si è tornati a queste &#8220;esuberanze&#8221; del  petrolio.<br />
Bp stava spingendo da qualche anno le ricerche  sempre più in profondità. Il pozzo esploso (Mississippi  Canyon 252), partiva da un fondale a 1500 metri di profondità e scendeva  per altri ben 4000 sottoterra!</p>
<p>Materiale scadente e scarsi controlli hanno giocato forse  un ruolo decisivo in quest&#8217;ultima catastrofe ambientale. La ragione a monte è la sfrenata corsa a pozzi in regioni pericolose, &#8220;necessari&#8221; per tentare di  compensare il declino delle riserve convenzionali.</p>
<p>Finché prevarrà questa spinta compulsiva altri disastri non tarderanno ad arrivare!</p>
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		<title>Louisiana minacciata dalla marea di petrolio, corsa contro il tempo</title>

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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 13:30:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[disastro ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[NEW ORLEANS &#8211; Un gigantesco rogo per fermare la marea nera che minaccia le coste del Golfo del Messico. E&#8217; la soluzione, o una delle soluzioni, alla quale stanno pensando i tecnici impegnati ad arginare la perdita di greggio seguìta al disastro della piattaforma Deepwater Horizon, affondata giovedì scorso dopo un&#8217;esplosione. Le operazioni, condotte con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<div id="attachment_1312" class="wp-caption alignleft" style="width: 160px"><strong><strong><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/04/piattaforma-in-fiamme.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-1312" title="piattaforma in fiamme" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/04/piattaforma-in-fiamme-150x150.jpg" alt="piattaforma in fiamme" width="150" height="150" /></a></strong></strong><p class="wp-caption-text">piattaforma in fiamme</p></div>
<p><strong>NEW ORLEANS</strong> &#8211; Un gigantesco rogo per fermare la marea  nera che minaccia le coste del Golfo del Messico. E&#8217; la soluzione, o una  delle soluzioni, alla quale stanno pensando i tecnici impegnati ad  arginare la perdita di greggio seguìta al disastro della piattaforma  Deepwater Horizon, affondata giovedì scorso dopo un&#8217;esplosione. Le  operazioni, condotte con l&#8217;ausilio di alcuni robot sottomarini,  &#8220;potrebbero durare alcuni mesi&#8221; ha detto l&#8217;ammiraglio Mary Landry, che  coordina le operazioni, ma intanto dal pozzo sottomarino continua a  sgorgare ogni giorno il contenuto di circa 1000 barili.</p>
<p>Al  momento, la macchia nera che galleggia sulle acque del Golfo del Messico  ha una circonferenza di 970 chilometri, copre circa 75.000 chilometri  quadrati e si trova circa 32 chilometri al largo delle coste della  Louisiana. Le previsioni dei venti indicano che la macchia dovrebbe  raggiungere la costa all&#8217;incirca sabato, e compromettere  irrimediabilmente un&#8217;area in cui le spiagge con il turismo e le zone di  pesca sono elementi fondamentali per l&#8217;economia del paese. [<a title="piattaforma eplosa" href="http://www.repubblica.it/ambiente/2010/04/26/news/inquinamento_louisiana-3625123/" target="_blank">continua...</a>]</p>
<p>Fonte: Repubblica.it | Ambiente</p>
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		<title>Usa: esplosa piattaforma petrolifera</title>

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		<pubDate>Fri, 23 Apr 2010 12:54:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[disastro ambientale]]></category>

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		<description><![CDATA[Potrebbe trasformarsi in un ennesimo disastro ecologico la deflagrazione avvenuta al largo della costa della Louisiana. 17 i feriti, di cui 4 gravi. E, mentre non si fermano le operazioni per domare le colonne di fuoco, continua la ricerca di 11 persone. Potrebbe trasformarsi in un nuovo disastro ecologico l&#8217;esplosione della piattaforma petrolifera &#8220;Deepwater Horizon&#8221;, [...]]]></description>
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<div id="attachment_1274" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><strong><a href="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/04/usa-espolode-piattaforma-petrolifera.jpg"><img class="size-medium wp-image-1274" title="U.S.A.: espolode piattaforma petrolifera" src="http://www.blogecologia.it/wp-content/uploads/2010/04/usa-espolode-piattaforma-petrolifera-300x187.jpg" alt="U.S.A.: espolode piattaforma petrolifera" width="300" height="187" /></a></strong><p class="wp-caption-text">U.S.A.: espolode piattaforma petrolifera</p></div>
<p>Potrebbe trasformarsi in un ennesimo disastro ecologico la deflagrazione avvenuta al largo della costa della Louisiana. 17 i feriti, di cui 4 gravi. E, mentre non si fermano le operazioni per domare le colonne di fuoco, continua la ricerca di 11 persone.</strong></p>
<p>Potrebbe trasformarsi in un nuovo <strong>disastro ecologico</strong> l&#8217;esplosione della  piattaforma petrolifera &#8220;Deepwater Horizon&#8221;, avvenuta nella notte del 20  aprile a 50 miglia al largo della costa della Louisiana.</p>
<p>Il bilancio  provvisorio è di 17 feriti, tra cui quattro gravi, e di 11 dispersi, per  i quali si spera che si siano potuti salvare su un battello  d&#8217;emergenza. Possibilità che, tuttavia, diventa sempre più labile col  passare delle ore. Dell&#8217;incidente, su cui è stata aperta un&#8217;inchiesta,  s&#8217;ignorano, al momento, le cause. Al riguardo Adrian Rose,  vicepresidente della compagnia petrolifera &#8220;Transocean&#8221;, ha dichiarato:  &#8220;Non conosciamo ancora le cause dell&#8217;incidente. I nostri sforzi sono  anzitutto concentrati sulla ricerca dei dispersi e, poi, sulla messa in  stato di sicurezza della piattaforma&#8221;.</p>
<p>Alta 122 metri, la &#8220;Deepwater Horizon&#8221; continua a essere avvolta da  altissime colonne di fuoco, per spegnere le quali sono impegnati, dal 20  aprile, due elicotteri, due imbarcazioni e un aeroplano. A causa delle  alte temperature, raggiunte con l&#8217;incendio, la piattaforma s&#8217;è inclinata  e rischia di cadere in acqua. Parte del petrolio è già finito in mare.</p>
<p>Fonte: SkyNews</p>
<p><strong><br />
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