Arrivano gli “eco-matrimoni”

eco matrimoni

eco matrimoni

Sempre più coppie eco-consapevoli decidono di tingere il giorno più importante della loro vita non di fiori d’arancio, ma di verde. Se anche voi volete seguire il loro esempio, il sito “Something Green” vi può aiutare a rendere la vostra cerimonia originalmente ecologica.

Ma cosa significa fare una cerimonia verde? Di opzioni ce ne sono tante. Pensate solamente a tovaglie e tovaglioli da tavola ottenuti da materiali riciclati, bottiglia di plastica riciclabile, centritavola compostabili e tanti contenitori per il riciclaggio di rifiuti.
Inoltre i tanti fiori che circolano quel giorno potranno essere ripiantati, compostati o donati ad un ospedale locale o ad organizzazioni no-profit.
Inoltre tutte le piante vengono acquistate a pochi chilometri dalla struttura stessa, evitando così l’inquinamento dovuto all’importazione.

Ma ancora, anche il buffet può essere ecologico. Bevande organiche come vini e succhi di frutta fatti veramente con la frutta e non solo con gli insaporitori, la frutta e la verdura viene acquistata dai coltivatori locali, tutto ovviamente biologico, senza ormoni o pesticidi.

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PIASTRE RADIANTI

Pannelli radianti

Pannelli radianti

È dalla fine del XIX secolo che il radiatore per riscaldamento è entrato prepotentemente nelle nostre abitazioni subendo nel corso degli anni numerose evoluzioni.
Dal punto di vista tecnologico si è assistito all’introduzione, al fianco della ghisa, di altri materiali come l’acciaio e soprattutto l’alluminio, ecologico e riciclabile.
Oltre allo sviluppo dei materiali è stata intrapresa anche la strada del design, con l’introduzione nel mondo dei radiatori, di termo arredi con linee decise ed intriganti.

Oggi questo mondo continua a svilupparsi con la diffusione sul mercato delle piastre radianti, un perfetto connubio di praticità, estetica, funzionalità, ma soprattutto risparmio energetico, punto focale delle moderne ricerche in ambito architettonico.

Funzionamento delle piastre:
Le piastre radianti, infatti, assicurano la diffusione del calore riducendo al minimo la dispersione grazie al loro innovativo principio di funzionamento con piastre di acciaio oppure alluminio saldate tra loro al cui interno si trova un fluido termo vettore.
Con le piastre radianti lo scambio di calore avviene in piccola parte per irraggiamento ed in quantità consistente per convezione.
Il sistema di riscaldamento funziona a basse temperature, infatti, basta acqua a 25/32° per avere la massima efficienza, per questo motivo assicurano una migliore percezione ed una diffusione omogenea del calore rispetto ai radiatori tradizionali ad alte temperature, oltre ad ottenere un notevole risparmio energetico.

Comfort:
Le piastre riscaldano oggetti e pareti all’interno delle stanze anziché l’aria: in questo modo non c’è il fenomeno di sollevamento della polvere, né quello della secchezza dell’aria, che potrebbero creare problemi soprattutto a persone allergiche, ma comunque importanti per chiunque desideri vivere in un ambiente salubre.

Con lo stesso principio è possibile ricavare aria fredda per i mesi più caldi, senza creare, però, quello spiacevole effetto gelo che si ottiene con i condizionatori convenzionali, assicurando un elevato grado di benessere anche nei periodi estivi.

Occupando, inoltre, poco spazio, il loro spessore è di circa 5 cm, con innovative e diverse forme di design, risultano anche molto facili da pulire.

Possono essere installati alle pareti, ma non solo, anche a soffitto e a pavimento, ma è chiaro che volendo sostituire i vecchi radiatori è necessario l’utilizzo delle predisposizioni a parete.

Recupero dell’ investimento ed incentivi statali:
Considerando il risparmio ottenuto sul gas e dagli incentivi statali, si stima che il costo di un impianto a piastre radianti è recuperato mediamente in 3/5 anni, dopodiché gli anni che seguono sono tutti di risparmio e quindi di guadagno.

Inoltre per lo sviluppo ecosostenibile e per il risparmio energetico è importante porre l’accento sul fatto che tale sistema è stato studiato, per essere compatibile con fonti energetiche alternative, come gli ormai diffusi pannelli solari.

Grazie agli sgravi fiscali riconosciuti per l’installazione di questi ultimi, circa il 50% del costo dell’impianto è pagato sottoforma di detrazione fiscale IRPEF.

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Dossier Mal’aria 2010: “vetrine antismog”

Vetrine Antismog

"Vetrine Antismog"

“Approfittiamo dei saldi: il 50% lo vogliamo solo sui vestiti e non sull’aria che respiriamo!”
Questo lo slogan con cui Legambiente fa il punto della situazione sul poco rassicurante stato d’inquinamento atmosferico nelle città italiane, lanciando nuovamente la protesta “Vetrine Antismog”, come già successo a dicembre durante gli acquisti pre-natalizi nelle più note vie italiane dello shopping.

I volontari di Legambiente si sono accordati con alcuni negozianti particolarmente sensibili ai crescenti problemi climatici, che hanno accolto l’invito dei volontari di allestire vetrine in modo tale che i manichini, oltre ad indossare capi di abbigliamento in saldo, portassero anche l’accessorio destinato a diventare, se non si corre in ai ripari, “di moda” e di uso quotidiano per tutti noi.

Ci sono mode che non vorremmo mai seguire” recita lo slogan dell’opuscolo distribuito ai passanti incuriositi, invitati a praticare la “mobilità sostenibile” per rendere la propria città più vivibile. Come? Preferendo i mezzi pubblici per migliorare l’aria che respiriamo!

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Consumi in 5 anni + 28%

Consumi poco "eco"

Consumi poco "eco"

Negli ultimi cinque anni i consumi sono saliti del 28 per cento. Nel 2008, globalmente, si sono acquistati 68 milioni di veicoli, 85 milioni di frigoriferi, 297 milioni di computer e 1,2 miliardi di telefoni cellulari. Aumenti non dovuti esclusivamente  all’incremento demografico, infatti tra il 1960 e il 2006 la popolazione globale è aumentata del 2,2, mentre la spesa pro capite in beni di consumo è quasi triplicata.

I 500 milioni di individui più ricchi del mondo, ovvero 7% della popolazione globale) sono responsabili del 50% delle emissioni globali di anidride carbonica, mentre i 3 miliardi più poveri sono responsabili di appena il 6% delle emissioni.
Ritmi consumistici insostenibili che finiranno  per divorare il pianeta!

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Cartoon “Il sacco dell’Energia”

Cartoon Il sacco dell'Energia

Cartoon Il sacco dell'Energia

Il cartone animato – Il Sacco dell’Energia – è  una semplice fiaba ecologica divertente, tratta dall’omonimo fumetto, che fa riflettere su ecologia, tematiche ambientali, risparmio energetico, sviluppo sostenibile e consumo consapevole.

Verrà distribuito e venduto su DVD oppure, per evitare l’impatto ambientale, sarà fruibile come file da scaricare tramite internet. L’obiettivo del cartoon è di sensibilizzare gli spettatori di qualsiasi età verso le tematiche per la salvaguardia ambientale.
È un manifesto ecologico che si presta ad essere “adottato” da enti, istituzioni ed imprese che operano nel settore ambientale, del risparmio energetico, delle fonti rinnovabili… ma non solo.

Il finale del cartoon è un finale aperto, così come il futuro del mondo dipende da noi, da tutti noi, e in particolare dai bambini…

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Nuova tassa sulle buste di plastica a Washington DC

Sacchetti di plastica

Sacchetti di plastica al bando

Dal prossimo anno in Europa saranno vietate le buste di plastica per la spesa, le cosiddette “shopper”. Negli Stati Uniti non vige ancora il divieto, ma hanno trovato un modo migliore per risolvere il problema: incidere su quello a cui gli americani tengono di più, il portafoglio.

Il governo della città di Washington DC, all’inizio di questo mese, imporrà una tassa di 5 centesimi per i sacchetti di plastica ai clienti dei supermercati. I funzionari della città prevedono di utilizzare il fatturato aumentando la lotta contro l’inquinamento di un fiume locale. Secondo i produttori dei sacchetti di plastica, che ovviamente non sono soddisfatti della nuova imposta, la decisione costerà alle famiglie di Washington “5 milioni di dollari nel 2010″. O, in altre parole, i residenti avranno 100 milioni di opportunità di scegliere un’alternativa eco-friendly ai sacchetti di plastica l’anno prossimo.

Ma la Capitale non è la prima città a scoraggiare le terribili “Plastic Bags”. La nuova tassa sui sacchetti, finalizzata ad eliminare gradualmente il prodotto, noto per essere una fonte comune di rifiuti per le discariche, è già nota a San Francisco, dove nel 2008 è stato vietato l’uso dei sacchetti di plastica in città, ed è stato ordinato che fossero sostituiti con materiali più eco-friendly, come la carta, anche se i sacchetti di tela riutilizzabili stanno guadagnando popolarità.

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Modello Verbania, riciclo e multe ecologia in stile Lago Maggiore

C’è una città italiana in cui gli autobus sono gratis, gli studenti di prima media ricevono un computer in regalo e gli immigrati vengono trattati in modo civile pur essendo a Nord. Una città dove la raccolta differenziata sfiora il 75 per cento e chi getta l’immondizia nel sacco sbagliato viene multato (ma non succede quasi mai). Naturalmente il paesaggio è incantevole, immerso nel verde, tra le montagne e il lago. La notizia è che non stiamo raccontando una favola. La città si chiama Verbania e per diventare questa specie di Eden ha dovuto rimboccarsi le maniche. Perché qui c’è una delle “no green area” della Penisola, uno dei pochi posti dove è ancora possibile insediare aziende chimiche. Eppure proprio qui Legambiente ha piantato la bandiera: la qualità dell’ecosistema della cittadina (31 mila persone) è la migliore d’Italia.

Per capire come mai, bisogna incontrare due personaggi molto diversi tra loro: l’insegnante di italiano Claudio Zanotti, sindaco fino al giugno scorso, e Marco Zacchera, suo successore. Zanotti ha fatto la fine di Churchill, che vinse la guerra e perse le elezioni. Misteri della politica. “In realtà – spiega Zanotti – l’impegno ambientale era una delle priorità della nostra giunta. Abbiamo ereditato una situazione già buona perché la raccolta differenziata era già superiore al 50 per cento. Noi l’abbiamo portata al 73″. “Una soglia del genere – ammette Zacchera – è difficilmente migliorabile, anche se ci proveremo. Devo riconoscere che chi è venuto prima di noi ha fatto un ottimo lavoro”. Il sistema di raccolta differenziata non è molto diverso da quello di molte città italiane: una serie di sacchetti colorati per i diversi tipi di rifiuto e un calendario settimanale di ritiro. Quel che cambia è il sistema di penalità: chi espone il sacchetto dei rifiuti fuori dalla porta nel giorno sbagliato paga una multa di 50 euro. Chi invece getta l’immondizia nel sacchetto sbagliato, paga 150 di sanzione. Scusi signor sindaco, come fate a incastrarli? “Guardiamo nei sacchetti”.

Sì, capita anche questo sulle rive del Lago Maggiore. Tra i diversi compiti della polizia municipale c’è quello di indagare nei cassonetti: “Se troviamo la carta nel sacchetto sbagliato – dice Zacchera – possiamo risalire all’autore del misfatto. Leggendo su una busta il suo nome o interpretando tanti altri piccoli indizi”. Gli autori negheranno. Diranno che il vicino invidioso ha sottratto una busta dalla buca delle lettere per infilarla nel sacco dell’immondizia… “Infatti dicono tutti così. Ma noi lo sappiamo e non ci preoccupiamo molto. Perché la protesta viene amplificata dai giornali e tutta la città sa che facciamo sul serio”. Il risultato è che si pagano meno tasse? “Il vero risultato – spiega il sindaco – è che oggi stiamo pensando di abolire l’inceneritore”.

Amalia Alberti è la storica rappresentante di Legambiente a Verbania. Stupita del successo? “Direi di no perché da molti decenni le amministrazioni si sono impegnate nella tutela dell’ambiente. Qui un tempo non erano certo rose e fiori e certe battaglie non erano popolari”. La storia è quella di molti poli della chimica dove la difesa del lavoro e quella della salute entrano non di rado in conflitto. La rossa Verbania (fino al giugno scorso) non fa eccezione. Luca Caretti, segretario della Cisl, ricorda “quando quattro anni fa abbiamo occupato la Acetati perché la volevano chiudere per inquinamento mettendo a rischio 300 posti di lavoro”. Difendevate gli inquinatori? “Difendevamo la possibilità di lavorare senza inquinare. E abbiamo vinto. Perché gli scarichi sono stati messi a norma”. Ma oggi la Acetati rischia la chiusura perché, si dice, le produzioni saranno trasferite in Cina.

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