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Archivio per la Categoria ‘Ecosostenibilità Mondo’

27mar

Tianjin: la città Eco

Prima di parlare di Tianjin Eco-City, vale la pena di ricordare il contesto in cui tale progetto si sviluppa.
L’epocale processo di urbanizzazione che ha riguardato la Cina nell’ultimo ventennio ha messo al centro dell’agenda dei governanti cinesi il tema della sostenibilità dello sviluppo urbano.

Con metropoli sorte dall’oggi al domani e già alle prese con problemi la cui gestione non si prospetta facile, come traffico, aria irrespirabile e condizioni sanitarie difficili a causa dell’inadeguatezza di rete fognaria e di sistemi di smaltimento rifiuti, la questione della pianificazione dei nuovi insediamenti urbani e la progettazione di quartieri quando non intere città eco-sostenibili è diventata una necessità irrinunciabile per la Cina.
Ecco quindi spiegata la presenza di progetti avveniristici di nuove smart cities alla cinese, quali la già descritta Caofeidian, piuttosto che Nanjing Green City o Hainan Future City.

Un altro esempio particolarmente significativo di progettazione di nuove città iper-tecnologiche e soprattutto sostenibili, dove efficienza energetica e adeguata presenza di verde urbano sono due caratteristiche fondanti, è appunto quella di Tianjin Eco-City.

Tianjin è una metropoli di 12 milioni di abitanti situata nel nord-est della Cina, la quinta metropoli del Dragone per popolazione.
Storicamente noi Italiani la conosciamo come Tientsin, avendo ospitato dal 1902 al 1943 una Concessione Italiana, fino a quando, dopo l’8 Settembre e l’armistizio, i Giapponesi non la occuparono deportando gli ex-alleati Italiani.
Proprio nel quartiere della Concessione Italiana si sviluppò nella prima metà del novecento un esperimento urbanistico che gli architetti cinesi contemporanei hanno ristudiato con interesse.

Qui, lontani migliaia di chilometri dall’Italia, venne ricreato un pezzo di Belpaese, trasformando il quartiere della Concessione Italiana in un angolo di Europa nella Terra di Mezzo, utilizzando una varietà di stili architettonici in voga all’epoca, liberty in primis.
Edifici bassi, piazzette e giardini che coniugavano il meglio della tradizione urbanistica dell’epoca, una vera e propria città nella città, che si sta cercando di conservare all’ombra della metropoli sorta negli ultimi decenni.

Tianjin Eco-City, progettato da un consorzio di società cinesi e di Singapore, è un’ambizioso progetto che al completamento (previsto per il 2020) ospiterà la bellezza di 350.000 abitanti in 30 km quadrati.
Una città nella città, come era il quartiere della Concessione Italiana, ma ovviamente con un concept rivisitato ed adeguato alla fortissima domanda abitativa che vige a Tianjin, facendo ausilio delle nuove tecnologie.

Tratti salienti di questo progetto sono:
- affidamento quasi integrale alle energie rinnovabili (solare, eolico, micro-idroelettrico) per fare fronte ai bisogni energetici del quartiere/città;
- mobilità sostenibile: Tianjin Eco-City è progettata in modo che il 90% dei residenti usi un tram leggero di superficie per muoversi tra i vari punti di interesse;
- sviluppo verticale inframmezzato da importanti aree verdi, che fungeranno anche come luoghi di svago e aggregazione sociale.

Una città giardino che ambisce a fornire la risposta a come dovrebbe essere la metropoli del futuro: interconnessa, energeticamente efficiente, con trasporti pubblici adeguati alle esigenze di mobilità della popolazione e con una porzione di verde urbano che la renda il più possibile a misura d’uomo.

 

fonte: http://www.tuttogreen.it

26mar

Airbus: volare grazie all’Eucalipto

Quante cose si possono fare grazie alla pirolisi. Con questo procedimento, per esempio, si può trasformare l’ eucalipto, anzi una sua varietà battezzata “ mallee” e coltivata nella “wheat belt” dell’Australia occidentale, in carburante per gli aerei.
Il procedimento promette bene, se è vero che anche il gigante europeo Airbus si è unito a un consorzio costituito da Virgin Australia e messo in piedi proprio per ideare una nuova procedura per la produzione di carburanti sostenibili destinati all’aviazione civile. “ Per produrre un biocombustibile che potrà essere utilizzato in maniera sostenibile sugli aeromobili attualmente a nostra disposizione – ha dichiarato Sean Donohue, Executive of Operations di Virgin Australia Group – è importante che siano coinvolti i membri di tutti i segmenti della supply chain. Airbus porterà al consorzio la sua vasta esperienza di costruttore di aeromobili e siamo estremamente lieti che una società di queste dimensioni si sia unita a questo promettente progetto lanciato in Australia”.
Rispetto alle soluzioni architettate in passato, la novità del “mallee” è che la sua coltivazione, per quanto autoctona e squisitamente australiana, è opportuna e sostenibile. Anzi, ripara addirittura il suolo danneggiato dal sale rendendolo di nuovo fertile e può associarsi senza problemi ad altre attività agricole. Nulla a che vedere, insomma, col contraddittorio bioetanolo o suoi consimili.
Il processo della conversione termica attraverso pirolisi non è stato ancora certificato. L’ingresso di Airbus nella cordata è legato proprio a questa fase di certificazione: il produttore franco-tedesco servirà, con tutto il suo peso economico e strategico, ad accelerare il processo di approvazione, col supporto della Manchester Metropolitan University, Regno Unito. Obiettivo ultimo è quello di sviluppare un centro pilota sui carburanti alternativi, ambito nel quale le tante sperimentazioni procedono da anni a ritmi e schemi piuttosto scoordinati.
L’idea di Airbus rientra nel piano di realizzazione di una catena di valore specializzata nella produzione sostenibile di biocarburanti per velivoli in ogni continente. Attualmente ne dispone in Europa, America Latina, Medio Oriente e, appunto, in Australia.
22mar

World Water Day 2012

World Water Day 2012: si celebra oggi 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 (la prima edizione fu nel 1993) per promuovere una gestione equa e sostenibile delle riserve idriche del Pianeta. Un appuntamento costellato da notizie incoraggianti ed altre meno, diffuse nei giorni scorsi nell’ambito del sesto Forum mondiale dell’Acqua di Marsiglia. Ad oggi 800 milioni di persone non hanno accesso all’acqua potabile.

Il dato positivo riguarda gli Obiettivi del Millennio. L’Unicef e l’OMS hanno infatti annunciato nei giorni scorsi che per quanto riguarda l’accesso a riserve idriche sicure sono stati raggiunti. Ad oggi l’89% della popolazione mondiale, pari a 6,1 miliardi di persone, ha infatti a disposizione acqua dalla qualità sufficientemente alta da scongiurare malattie infettive ed intossicazioni da contaminazione delle falde. Percentuale che nel 2015 dovrebbe attestarsi al 92%.

Il report dell’OMS e dell’UNICEF Progress on Drinking Water and Sanitation 2012 ci racconta anche un’altra realtà meno rosea, sul fronte dell’accesso ai servizi sanitari. Entro il 2015 raggiungeranno appena il 67% della popolazione, mentre gli Obiettivi del Millennio puntavano ad una percentuale più ambiziosa, pari al 75%. Sembra impossibile, guardando il nostro Pianeta, ricoperto al 71% da oceani, pensare che ci sia scarsità idrica. Lo stesso se pensiamo alle alluvioni, alle bombe d’acqua che ci tormentano ogni anno con sempre maggiore intensità. In realtà, ben il 97,5% delle risorse idriche della Terra è costituito da acqua salata. Gli impianti di desalinizzazione hanno un costo elevato. Così ci ritroviamo a dipendere per lavarci, cucinare, irrigare e soddisfare la nostra sete dall’acqua dolce dei fiumi e dei laghi, che conta per l’0,3% dell’acqua dolce totale, dall’acqua di ghiacciai e nevi perenni (68,9%) e dall’acqua delle falde acquifere sotterranee che copre il restante 29,9%.

Anche se è importante risparmiare sui consumi domestici, così come puntare su nuove tecnologie di risparmio idrico anche a livello industriale, è l’agricoltura che attualmente assorbe la fetta maggiore di acqua per l’irrigazione. Pensate che alla produzione agricola è imputabile ben il 92% dei consumi idrici totali. L’industria incide per il 4,4%, mentre i consumi domestici per il restante 3,6%. Le coltivazioni inoltre causano (quelle convenzionali) la contaminazione delle falde acquifere a causa del percolamento dei fertilizzanti nel sottosuolo.

Per ridurre i consumi si può intervenire adottando metodi di irrigazione a risparmio idrico, come l’irrigazione a goccia che somministra acqua e fertilizzanti direttamente alle radici delle piante, risparmiando acqua e diminuendo l’inquinamento. In Cina non a caso stanno abbandonando i metodi più dispendiosi come l’irrigazione a pioggia, per allagamento e scorrimento, che causano la dispersione di molta acqua per via dell’evaporazione e del vento. Il Fiume Giallo sta fronteggiando una crisi idrica senza precedenti, a causa del sovrasfruttamento e della mancanza di piogge, ed il Governo sta intervendo proprio sull’agricoltura per ridurre gli sprechi. Inoltre, il costo dell’acqua è stato aumentato per convincere gli agricoltori a ridurre gli sprechi, incentivando d’altra parte le aziende agricole che adottano sistemi di irrigazione più efficienti.

Tornando ai consumi domestici, c’è grossa disparità tra i Paesi occidentali ed i Paesi in via di sviluppo. In testa troviamo gli americani che consumano mediamente 2.842 metri cubi d’acqua all’anno pro capite. Un cinese ne consuma mediamente 1.071 all’anno. Alla fine della classifica c’è il Bangladesh con appena 750 metri cubi d’acqua pro capite annui. In Italia consumiamo mediamente 215 litri al giorno. L’impronta idrica della nostra dieta è molto elevata. La water footprint è un indicatore che tiene conto dell’acqua consumata nell’intero ciclo di vita delle materie prime alimentari utilizzate per un piatto, dalla coltivazione al processo di trasformazione industriale alla preparazione dei cibi. La carne ha un impatto più alto di frutta e verdura. Un hamburger richiede 2.400 litri di acqua, un pomodoro 13, per fare solo un esempio. L’Italia è anche tra i principali importatori di acqua virtuale, ovvero importiamo molti prodotti che hanno un’impronta idrica alta. Importiamo 101 miliardi di metri cubi ogni anno. Gli Stati Uniti importano 234 miliardi di metri cubi.

 

fonte: http://www.ecoblog.it

21mar

Bottiglie di plastica: l’Italia è il primo consumatore europeo

acqua in bottiglia

acqua in bottiglia

L’italia si piazza al primo posto della classifica euopea dei consumatori di bottiglie di plastica. Nel nostro Paese si continua erroneamente a pensare che l’acqua in bottiglia sia più affidabile di quella del rubinetto. Questo è quanto è emerso dal “World Water Forum” tenutosi a Marsiglia, un dato disastroso dal punto di vista dell’impatto ambientale.

Nel 2011 l’Italia si è confermata, con 196 litri per abitante,  il primo Paese europep – e terzo nel mondo – per consumo di acqua imbottigliata. Nella poco lusinghiera classifica davanti a noi solo Arabia Saudita e Messico.

Roberto Colombo, presidente di Ianomi e rappresentante delle aziende idriche della provincia di Milano, durante il Forum ha presentato una opzione per il consumo dell’acqua, illistrando i dati delle 81 “case dell’acqua” installate in provincia di Milano (capoluogo escluso). Esse registrano un’erogazione media giornaliera di 2500 litri d’acqua, permettendo nel 2011 un risparmio di 32 milioni e ben 21.000 bottiglie di plastica, che tradotte in termini di impatto ambientale equivalgono al trasporto su 3.252 tir, al consumo di 1936 tonnellate di petrolio e di 15.490 metri cubi di acqua, alla produzione di 1936 tonnellate di anidride carbonica e di 15,6 tonnellate di monossido di carbonio.
Grazie all’installazione delle case dell’acqua è stata anche una campagna di informazione sulla qualità dell’acqua degli acquedotti. In molti,infatti, pensavano che l’acqua della rete idrica non fosse buona; in realtà si tratta di acqua di eccellente qualità, controllata e sicura.

presidente di Ianomi e rappresentante delle aziende idriche della provincia di Milano

16mar

Il Fotovoltaico si evolve, resa massima anche se nevica

Il CERN di Ginevra ha presentato un nuovo tipo di pannello solare, in grado di garantire prestazioni ottimali addirittura in caso di neve e/o condiziioni climatiche avverse.  La domanda che si saranno posti in molti è: Com’è possibile?
Vi sono molte differenze con i pannelli solari attuali.

Il nuovo modello realizzato dal CERN è in grado di fare la differenza, soprattutto per quel che riguarda i mesi invernali, poichè è in grado di recuperare l’energia solare in maniera completa per via della sua struttura detta a “tubo sottovuoto” e grazie alla quale si sono registrate temperature di 80°C all’interno del pannello totalmente ricoperto di neve.
Ben 282 pannelli solari piani con tubo sottovuoto, che copriranno circa 1200 metri quadrati, verranno installati sul tetto dell’aeroporto di Ginevra e forniranno l’energia necessaria a mantenere gli edifici al caldo durante l’inverno e al fresco d’estate attraverso una rete di teleriscaldamento.

13mar

World Water Forum 2012, Marsiglia

Dal 12 al 17 Marzo 2012 nella splendida città di Marsiglia si svolgerà il Sesto Forum Mondiale dell’Acqua, evento organizzato dal Governo Francese e dal Consiglio Mondiale dell’Acqua, organismo privato presieduto dalle multinazionali del settore. L’evento coinvolgerà le principali società private di gestione delle risorse idriche, autorità provenienti da tutto il mondo, organizzazioni non governative e comitati cittadini.

Il summit che si svolge ogni tre anni a partire dal 1997 e quindi alla sua sesta edizione promuove lo scambio di idee e di informazioni sulla gestione delle risorse idriche nel mondo. Saranno condivisi aggiornamenti sulle posizioni istituzionali e dei movimenti internazionali; presentate nuove proposte e linee di lavoro per il futuro.

E’ stata scelta la città di Marsiglia in quanto importante porto commerciale dove annualmente sono circa 109 milioni di tonnellate le merci sbarcate e imbarcate. Attivo nodo di comunicazioni stradali ferroviarie e aeree, Marsiglia è infine vivace stazione turistica e balneare. Rappresenta così uno scenario d’incontro e condivisione.

A tal proposito, ci si chiede quali saranno le prossime sfide dell’Unione Europea. Il Forum è da considerarsi un momento celebrativo della visione mondiale dell’acqua, ma è prioritaria la necessità di affrontare problemi come la qualità, la rarefazione dell’acqua e la siccità ormai sempre più crescente.

Tanti, infatti, i paesi interessati da tale problematica. In gran parte dell’Europa meridionale si è verificata una condizione di rarefazione dell’acqua attribuibile ad una riduzione delle risorse idriche dovuta ad una diminuzione delle precipitazioni. Ovviamente la situazione sarà aggravata dai cambiamenti climatici.

Notizia degli ultimi giorni è che Itron, leader mondiale nell’ambito delle soluzioni di gestione del settore energetico e idrico, ha annunciato lo scorso 22 febbraio la propria partecipazione al 6° Forum Mondiale dell’Acqua.

Nel corso della manifestazione è previsto anche lo svolgimento di un altro evento denominato Forum Alternativo Mondiale dell’Acqua il cui obiettivo principale è illustrare la mobilitazione di cittadini e associazioni della società civile investite dal problema dell’acqua ricordando appunto che quest’ultima rappresenta un diritto per ciascun essere umano.  Attualmente il FAME ha ricevuto più di 118 contributi da 40 paesi in diversi continenti.
La domanda intorno a cui gira il Forum mondiale è:  sarà l’uomo capace di dar da bere a sette miliardi persone? e ai nove miliardi che popoleranno il Pianeta entro i prossimi 50 anni?

 

fonte:  http://www.levanteonline.net

13mar

Nissan Emerg-E Concept Infiniti

La propulsione è affidata al 100% ad una coppia di motori elettrici Evo da 150 kW ciascuno che muovono le ruote posteriori. Convogliano la loro potenza attraverso un cambio monomarcia (Xtrac) creando un differenziale aperto capace di ridurre significativamente le perdite dovute alla frizione.Quattro converter controllano i motori, la funzione di rigenerazione dell’energia in frenata e l’indirizzamento dell’energia stessa alle batterie agli ioni di litio posizionate dietro i sedili. Le batterie contengono energia sufficiente per percorrere 50 km in città, poi entra in funzione il propulsore benzina che serve da generatore, un 3 cilindri di 1,2 litri da 35 kW leggero e compatto di derivazione Lotus Engineering. Il 3 cilindri opera tra 1.500 e 4.000 giri e produce la massima potenza ad soli 3.500 giri. Buone le prestazioni: velocità di 220 km/h ed accelerazione da 0 a 100 orari in appena 4,1 secondi a fronte di emissioni di CO2 di 55 g/km in modalità estesa.
Queste le caratteristice tecniche di Emerg-e concept, prima auto elettrica ad autonomia estesa prodotta da Infiniti, branca addetta al lusso di casa Nissan.
Misura 4,464 metri ed è la prima Infiniti ad essere stata sviluppata in Europa, a Paddington(Londra); il design è stato curato da Nissan Design Europee la realizzazione dal Nissan European Technical Center di Cranfield.
Ne esiste anche una versione prototipo o meglio un’edizione speciale limitata a 200 unità, la concept FX Sebastian Vettel che è stata esposta in anteprima al Salone di Francoforte.Dispone di 420 CV e le consegne partiranno dal 2013, nonostante sia già possibile prenotarla.

12mar

Effetto serra: grazie all’innalzamento delle acque sta scomparendo Kiribati

 

Kiribati rischia di trasformarsi nell’isola del giorno prima. E in quella che non ci sarà più. Questo insulare minuscolo stato di 33 piccolissime isole sta pian piano affondando nel Pacifico e i suoi 800 chilometri quadrati di terra rischiano di scomparire a causa dell’effetto serra.
Secondo il governo locale l’innalzamento globale della temperatura starebbe portando con sé lo scioglimento dei ghiacci e il conseguente innalzamento dell’oceano. Un vero disastro per questi atolli alti poco più di qualche metro rispetto al livello del mare.

Anote Tong, presidente di questa ex colonia britannica conosciuta fino al 1979 come Isole Gilbert, sta tentando di salvare i suoi centomila cittadini con un’impresa mai tentata prima: spostare la popolazione su duemila ettari di terreni dell’isola di Vanua, nelle Fiji, acquistati per 9.6 milioni di dollari. Sarebbe la prima volta nella storia umana di un esodo dettato dal cambiamento climatico, un esperimento mai tentato prima.

Ma se qui da noi si parla del trasferimento come certo, lo stesso presidente prende la notizia con le pinze. Tong stesso ha definito l’eventuale acquisto, ancora non formalizzato, solo come “un’assicurazione sulla vita” per i suoi cittadini, soprattutto per i più giovani, in caso la situazione peggiori. “Per loro“, afferma Tong alla Associated Press, “il trasferimento non sarà dettato dalla scelta ma dalla mera sopravvivenza“.

I governi di entrambi i Paesi stanno studiando una soluzione per integrare i 100mila gilbertesi con gli 850mila figiani e non escludono di spostare parte degli abitanti su altre isole vicine. Nella guerra tra ambientalisti e negazionisti del global warming è difficile sapere quanto di vero ci sia in questa notizia. Anche gli scienziati sono divisi e non si hanno certezze sul reale innalzamento dei mari.

Torna alla mente l’iniziativa del presidente maldiviano Mohamed Nasheed, che il 17 ottobre 2009 aveva messo in guardia il mondo dall’innalzamento dei mari che avrebbe inghiottito il suo Paese tenendo una riunione di governo sott’acqua con tanto di maschera da sub e bombole.

La notizia era rimbalzata sui media internazionali alla velocità della luce ma lo scienziato svedese Nils-Axel Mörner, capo dell’Istituto di Geofisica e Geodinamica all’Università di Stoccolma, presidente della Commissione Inqua sulle variazioni del livello del mare e l’evoluzione costiera e leader della Maldive Sea Level Project, dopo aver studiato il livello dei mari maldiviani per un decennio, nel 2001 aveva trovato prove a suo dire schiaccianti di una sostanziale stabilità del livello delle acque.

Nelle Maldive come a Kiribati, alla guerra di cifre ed esperti si aggiungono le voci che considerano questi appelli solo come terrorismo ambientalista utile a questi microgoverni per ricevere attenzione mediatica e fondi dalle organizzazioni internazionali.

Dopotutto anche nel caso di Kiribati, l’ingente trasferimento di denaro andrebbe direttamente nelle tasche di un governo, quello figiano, retto da un regime di stampo militare. In attesa di ulteriori certezze, che probabilmente non arriveranno mai, la notizia vola da un capo all’altro del globo e la missione di Tong può dirsi in parte compiuta: anche alle nostre latitudini si parla finalmente del suo piccolissimo stato.

 

fonte:   http://life.wired.it

09mar

Cambiamenti ambientali della Terra: nasce un’alleanza per far fronte al problema

Contribuire a migliorare le conoscenze e coordinare i progetti di ricerca in più campi per mettere a disposizione di  politici e società i risultati raggiunti in modo da favorire soluzioni e interventi operativi su scala globale e regionale improntati allo sviluppo sostenibile in un periodo in cui aumentano i rischi per la Terra e i suoi abitanti.
Questo l’obiettivo di “Future Earth”, iniziativa nata sotto il partocinio di ICSU(Consiglio Internazionale per le Scienze)  e che sarà presentata al pubblico in occasione di “Planet under pressure”(Londra 26-29 marzo 2012), conferenza organizzata da ESSP(Partenariato sulle Scienze del Sistema Terra).
Tutto cio, spiega la Dott.ssa Roberta Quadrelli del Consiglio Internazionale per le Scienze, per proporre in maniera innovativa una soluzione su temi quali clima, biodiversità, stato degli oceani, che hanno ripercussioni sull’esistenza degli uomini.

Nel recente passato stati compiuti enormi passi avanti dalla comunità scentifica sulle relazioni tra ambiente e società.Si è approfondito il discorso sul crescente condizionamento umano sull’ambiente, è aumentata la conoscenza e la previsione delle conseguenze future su vita e benessere date dalle trasformazioni in corso.

Nel 2002 con la creazione dell’ESSP si è realizzata una maggiore convergenza e coordinamento della ricerca in tema di cambiamento ambientale globale unificando quattro grandi progetti sponsorizzati dall’ICSU.

Future Earth prende le mosse da questo retroterra di attività intendendo costituire una piattaforma di livello internazionale in grado di coinvolgere e impegnare in una alleanza strategica, mondo scientifico, attori e istituzioni politici, donatori e associazioni di base. Insieme all’ICSU il nucleo dei suoi promotori comprende Unesco, Unep, Unu, Consiglio internazionale per le scienze sociali (ISSC) e Belmont Forum, raggruppamento di agenzie governative che si interessano del sostegno finanziario. Future Earth si svilupperà come programma decennale, lanciato definitivamente durante la conferenza di Rio+20, che, oltre a produrre ricerca per azioni operative utili a fronteggiare sfide e pericoli futuri, prevede una più efficace divulgazione della conoscenza acquisita e la formazione di nuove generazioni di ricercatori dedite alla scienza della sostenibilità globale.

09mar

Energia pulita a costo zero: con la Zeolite è possibile

La zeolite è uno strano materiale. Se ci si spruzza sopra dell’acqua comincia a emanare calore. Arriva fino a 80 gradi, per poi asciugarsi e tornare rapidamente allo stato di partenza, pronta a surriscaldarsi di nuovo. Non per niente il suo nome significa “pietra che bolle“. Tale comportamento è dovuto alla sua composizione,  ha al proprio interno minuscole cavità che intrappolano le particelle d’acqua e, frenandole, fanno sì che l’energia che le molecole possiedono si trasformi in calore.

Tale scoperta la dobbiamo ad un mineralogista svedese, tale Axel Fredrik Cronstedt che alla metà del 1700 tra le altre cose scoprì il nichel e diede il nome al tungsteno. Anche se in realtà la cosa che lo scienziato notò fu il processo inverso: era sufficiente scaldare la zeolite per farle emettere grandi quantità di vapore. Da allora, in molti si sono appassionati a studiare e capire questo tipo di minerali .
Comunque sia, in un mondo sempre più affamato di fonti di energia e di energia pulita, una caratteristica come quella di emettere calore senza sforzo non poteva passare inosservata e così la zeolite adesso potrebbe entrare nelle nostre case (anzi, come vedremo, in qualche casa di sicuro è già entrata). La Vaillant , azienda leader nel settore delle caldaie, sta per mettere in commercio un modello di impianto che ha battezzato ZeoTherm e che funzionerà, almeno in parte, grazie alla zeolite.

A chi produce impianti che si occupando generare calore per scaldare acqua in effetti non poteva di certo sfuggire un materiale che, in sostanza, riesce a fare la stessa cosa da solo, senza bisogno di fornire energia dall’esterno. Così i laboratori di ricerca e sviluppo del colosso tedesco si sono messi al lavoro e in otto anni sono riusciti a ottenere una zeolite sintetica che riproduce in tutto e per tutto la straordinaria caratteristica della pietra naturale, con il vantaggio però di non doverla estrarre sottraendo risorse alla natura e di poter disporre di un materiale puro. Perché poi, in realtà, da punto di vista chimico la zeolite è persino molto semplice: è un composto di silicio e alluminio, un alluminosilicato che si comporta in maniera “hot” grazie alla sua struttura interna. Così la zeolite sintetica si presenta con un’aria alquanto anonima: piccole sfere bianche del diametro più o meno di un millimetro.

Molto diverse dalle belle pietre che si trovano in natura che formano cristalli con colori dal rosa al verde, grazie agli altri minerali con cui silicio e alluminio si combinano nel lungo processo di formazione geologica. Perché in realtà la zeolite non è una sola: sono tante pietre diverse che cambiano nome, e colore, a seconda del minerale che incorporano. La zeolite sintetica è meno bella, ma promette di mantenere intatto il suo straordinario potere per circa 300 anni. E a un prezzo piuttosto ragionevole: un chilo di prodotto, rivela la Vaillant, costa circa 70 euro.
ZeoTherm è un sistema integrato, che comprende pannelli solari, pompe di calore a gas e, appunto, zeolite. Alla quale è affidato il compito di aumentare l’efficienza del sistema, facendo risparmiare energia e, quindi soldi. «I rendimenti energetici dei nuovi impianti energetici sono già altissimi, ma con la zeolite siamo riusciti ad arrivare al 135%», racconta Gherardo Magri, amministratore delegato di Vaillant Italia. Il vantaggio non è piccolo: se all’improvviso tutti gli impianti di riscaldamento di una città come Milano adottassero questo sistema, hanno calcolato, l’effetto sarebbe di 150.000 tonnellate di CO2 in meno all’anno o, detto in termini ancora più semplici, l’equivalente di 103 giorni all’anno con la città senza nemmeno un auto per le strade. Un bel successo ecologico.

La zeolite da sola ancora non ce la fa a far funzionare un impianto di riscaldamento. Quando viene bagnata emette calore, ma poi deve asciugarsi per potere ripetere la performance. Però è chiaro che il suo ruolo in un ciclo di produzione come quello di una caldaia, può essere strategico. E la Vaillant sta pensando a come uitilizzarla anche nelle piccole caldaie domestiche a gas. «Siamo solo all’inizio di un nuovo viaggio», promette Magri. Anche perché la Vaillant non è poi l’unica impresa che sta pensando o ha pensato a come usare la zeolite. C’è chi la sta mettendo nelle lavatrici e chi negli impianti di condizionamento. Ma in realtà questo materiale ha anche un’altissima capacità filtrante.

Quindi può essere usata per trattenere sostanze inquinanti e depurare. La Tepco, ad esempio, l’ha usata nel mare davanti a Fukushima per assorbire materiale radioattivo dopo il disastro di un anno fa nella sua centrale nucleare , mentre ci sono molte aziende che la producono per filtrare l’acqua delle piscine o degli acquari. Un materiale davvero particolare, insomma, che nella quotidiana ricerca di soluzioni per l’inquinamento e per la produzione di energia potrebbe riservare altre sorprese nei modi in cui riuscire ad esserci utile.