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Archivio per la Categoria ‘Ecologia ed Ecosostenibilià’

28ago

Il futuro dell’ agroalimentare è nella sempre maggiore qualità di cibi e vini

A Lignano (Ud) il secondo incontro di “Єconomia sotto l’ombrellone“. Davanti ad un consumatore sempre più consapevole, solamente tecnologia, sicurezza e investimenti possono confermare l’agroalimentare come settore di punta

 

Qualità, qualità, qualità. Per chi opera nel settore agroalimentare italiano, non è solo una scelta eticamente corretta, ma una precisa necessità di mercato, sia che si tratti di un piccolo prosciuttificio artigiano, di una media azienda vitivinicola o di un colosso dei surgelati.

Lo hanno sostenuto Gianluca Tesolin amministratore delegato di Bofrost Italia, Cristian Specogna dell’omonima azienda vinicola friulana e Levi Gregoris della Bottega del prosciutto di San Daniele del Friuli nel secondo incontro della quarta edizione di “Єconomia sotto l’ombrellone”incentrato sul tema “Bere e mangiare nel prossimo futuro” e svoltosi mercoledì 13 agosto all’hotel President di Lignano Sabbiadoro (Ud).

«L’evoluzione dei gusti, una clientela sempre più informata e con esigenze sempre più specifiche fanno sì -hanno spiegato i tre relatori- che oggi le aziende del settore debbano essere ogni giorno più attente alla qualità e debbano sfruttare tutte le opportunità offerte dal progresso tecnologico e scientifico per realizzare prodotti sempre più sicuri, sani e gradevoli».

«Nessuna società di vendita diretta -ha aggiunto Tesolin- dura nel tempo se non cura con estrema attenzione l’aspetto qualitativo dei propri prodotti. Non a caso Bofrost da sempre mantiene un livello qualitativo ben superiore a quanto richiesto dalla legge. Inoltre, l’aumento di cultura alimentare da parte della clientela è un continuo stimolo al miglioramento, all’approfondimento della nostra offerta con prodotti per celiaci, vegetariani e vegani».

«Anche nel settore enologico -gli ha fatto eco Specogna- i clienti sono sempre più consapevoli di cosa vogliono, sempre maggiormente informati sulle metodologie di produzione e le diverse caratteristiche dei vini, oltre a essere sempre più attenti agli aspetti dietologici e quindi, ad esempio, al contenuto zuccherino dei vini. Questo è assolutamente un bene perché ci costringe non solo a migliorare costantemente i nostri prodotti, ma anche a sviluppare le nostre capacità di comunicare».

«Per chi opera nel mondo del prosciutto -ha chiarito Gregoris- la grande attenzione della gente all’alimentazione e la continua evoluzione dei gusti è un bene perché premia i prodotti di qualità come il San Daniele e aumenta di molto il piacere del dialogo con la clientela, costringendoci a uno sforzo nella capacità di spiegare le nostre metodologie produttive e le peculiarità del nostro prodotto. Certo, talvolta, ci troviamo a combattere con mode momentanee come quella di qualche anno fa per i prosciutti spagnoli. Tuttavia le mode passano e l’attenzione alla qualità alla lunga paga e, se è vero, che dobbiamo affrontare concorrenti stranieri sul mercato nazionale è anche vero che l’agroalimentare italiano sta “invadendo” i mercati esteri dove spesso i consumatori sono anche più attenti e preparati di quelli italiani».

Un problema di tutto il settore l’agroalimentare è quello di far fronte alle richiesta della clientela: sempre maggior qualità con prezzi sempre più bassi. «Nel mondo del vino, purtroppo -ha sostenuto Specogna la cui azienda produce 400mila bottiglie all’anno esportate in oltre 20 Paesi del mondo- si trovano spesso sul mercato vini il cui prezzo al pubblico non copre neanche il costo medio di produzione. Questo in parte è dovuto ad alcuni picchi di sovrapproduzione e soprattutto per vini che vivono momenti di “moda” e poi repentini cali di richiesta che deprimono il prezzo, in parte alla forza di grandi players della distribuzione che impongono prezzi “di realizzo” anche su prodotti doc o docg. Serve allora un ulteriore sforzo di comunicazione verso la clientela per spiegare i costi reali di produzione e far comprendere quali sono i giusti rapporti fra qualità e prezzo».

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, anche il settore alimentare fa un grosso uso dell’innovazione e della tecnologia che spesso consentono di migliorare le caratteristiche qualitative e la durata dei prodotti: «Nel campo della surgelazione -ha spiegato Tesolin di Bofrost, principale azienda europea del surgelato porta a porta con, solo in Italia, 2000 dipendenti, 600mila clienti e oltre 210 milioni di euro di fatturato- l’innovazione tecnologica più recente è stata la possibilità di congelare prodotti “porzionati”, mentre la prossima innovazione tecnologica che si sta studiano è la possibilità di surgelare alimenti ad alto contenuto d’acqua come pomodori, angurie, meloni. Certamente per un’azienda come la nostra la tecnologia del freddo è fondamentale, perché la nostra mission prevede di garantire al cliente il rispetto della catena del freddo dal momento immediatamente successivo alla raccolta, pesca o preparazione del prodotto, fino al momento in cui glielo consegniamo a casa». agroalimentare

«L’innovazione tecnologica – ha aggiunto Specogna – anche in un campo tradizionale come quello vinicolo ha aspetti molto interessanti perché ad esempio consente, con il controllo della temperatura di fermentazione, di limitare di molto l’utilizzo di solfiti rispetto al passato o attraverso gli studi che si stanno facendo sui genomi della vite di selezionare piante più resistenti all’attacco delle malattie e quindi di abbattere l’uso di pesticidi».

Nel fondamentale percorso di ricerca della qualità, secondo i tre relatori, un aspetto da non trascurare mai è quello della sicurezza alimentare che in Italia, grazie a una normativa particolarmente efficace e a controlli molto accurati, viene garantita come in nessun altro Paese al mondo, tant’è che in Italia i problemi relativi a inquinamenti e sofisticazioni, raggiungono un massimo dello 0,5% delle derrate alimentari controllate, mentre in alcuni Paesi extraeuropei (dove peraltro i controlli sono molto più ristretti e i livelli di tolleranza molto più alti che in Italia) arrivano fino al 12%. Proprio l’elevato livello di sicurezza dei prodotti enogastronomici italiani viene riconosciuta nel mondo ed è uno dei punti di forza del prodotto alimentare “made in Italy” che non ha caso sta conquistando i mercati del pianeta. «La sicurezza alimentare -ha detto Tesolin- è prima di tutto una questione di rispetto della clientela e, inoltre, se vogliamo vederlo da un punto di vista utilitaristico, è un primario interesse di ogni azienda». «Per tutti chi fa il nostro mestiere -ha chiosato Gregoris la cui azienda da rivendita di paese, si è evoluta in prosciuttificio artigiano con 30 agenti in Italia ed export nei principali Paesi europei- la sicurezza alimentare è l’investimento più importante da fare, anche se in Italia esiste un problema da non sottovalutare che sono gli alti costi e, talvolta, la mancanza di chiarezza normativa. Tant’è che un’azienda piccola come la nostra ha bisogno di un consulente che deve interpretare le prescrizioni nelle diverse zone in cui siamo presenti con il nostro prodotto».

Il made in Italy, in ogni caso, rimane un marchio fondamentale che secondo i relatori dovrebbe essere meglio difeso sui mercati mondiali, ma che comunque fa sì che il settore agroalimentare sia uno di quelli che meglio ha retto alla crisi e nel quale ci sono ancora interessanti prospettive occupazionali sia come stagionali, ad esempio con la prossima vendemmia, sia in maniera stabile. «Per Bofrost -ha concluso Tesolin- avere i collaboratori tutti assunti è una precisa scelta aziendale che è anche funzionale a consolidare il rapporto con la clientela. Dal 2006 stiamo crescendo al ritmo di 60 unità all’anno e anche per quest’anno abbiamo previsto 60/70 nuove assunzioni».

Il prossimo appuntamento di  “Єconomia sotto l’ombrellone” è mercoledì 20 agosto: alle 18.30 sulla Terrazza dell’Hotel President, in collaborazione con Confindustria Udine, si parlerà di “Industria, Cultura e Turismo un’alleanza necessaria per la ripresa italiana”. Partecipano Damiano Ghini – responsabile Gruppo Cultura di Confindustria Udine, Vico Meroi – assessore alla Cultura Comune di Lignano Sabbiadoro, Giuliana Quendolo – presidente Sezione Turismo di Confindustria Udine. Modera il giornalista Carlo Tomaso Parmegiani.

27ago

Stop agli sprechi di cibo, il frigo si gestisce con un’app

Basta con gli alimenti scaduti dimenticati nel frigorifero. La cattiva organizzazione dei consumi alimentari costa a ogni italiano, secondo 3248_Frigok1l’Unione Europea, 500 euro l’anno, pari a 75kg di cibo buttati via. Ma oggi è più facile tenere sotto controllo lo stato dei prodotti grazie a un’applicazione gratuita per dispositivi iOS e Android che contente di organizzare la spesa e prendere nota con pochi click della data di scadenza di ciascun prodotto, eliminando gli sprechi. Si chiama FrigOK ed è stata lanciata da Bofrost, la più importante azienda di vendita diretta di specialità surgelate, che di conservazione e refrigerazione se ne intende.

«FrigOK aiuta ad evitare gli sprechi di cibo e denaro in modo semplice e intuitivo – spiega il  marketing manager di Bofrost Enrico Marcuzzi–. In pochi secondi si inseriscono tramite smartphone o tablet la foto del prodotto, la quantità e la data di scadenza. Nell’elenco dei prodotti conservati nel frigorifero e nel freezer virtuali spiccano i bollini colorati (rosso, giallo e verde) che comunicano se l’alimento è vicino alla scadenza o se può essere conservato ancora a lungo».

Se si attivano le notifiche, l’app avviserà per tempo se c’è qualcosa da consumare al più presto. Inoltre si può sapere in qualsiasi momento della giornata che cosa c’è nel frigo, anche quando si è lontano da casa, ed eventualmente organizzarsi al volo per fare una spesa ragionata.

 

L’eliminazione degli sprechi, oltre che la sicurezza alimentare, passano anche da una corretta conservazione dei cibi, e Bofrost, specialista del settore, ricorda alcuni consigli utili.

3248_Frigok3«La prima cosa a cui fare attenzione, quando si acquistano i surgelati, è che non ci sia stata interruzione della catena del freddo –spiega sempre Marcuzzi–. Una confezione molle, deformata e che presenta della brina in superficie indica che il prodotto si è parzialmente scongelato, e quindi non è più nelle condizioni ottimali per la conservazione». Occhio anche alle condizioni del freezer: la temperatura potrebbe essere più alta di quello che si crede se l’apparecchio è incrostato di ghiaccio oppure se è troppo pieno.

Altra cosa da ricordare è la differenza tra la surgelazione e il congelamento. Il congelamento domestico infatti è efficace per conservare un cibo, ma non permette di bloccare al 100%, se non a bassissime temperature, l’attività degli enzimi con conseguente deterioramento nel tempo della qualità originaria del prodotto.

Quanto alla decongelazione, ogni confezione riporta il metodo più adatto, ma la cosa più importante da tenere a mente è che il cibo riportato a temperatura ambiente non potrà più essere ricongelato così com’è.

FrigOK in pochi mesi è stata scaricata da oltre 6mila utenti ricevendo recensioni a 5 stelle.

 

24lug

Rifiuti elettronici, il cassonetto per la raccolta arriva in negozio

Consorzio Ecolight e Gruppo Hera rispondono agli obblighi dell’Uno contro Zero con un servizio dedicato alla grande distribuzione. A Bologna, Casalecchio, Ferrara, Ravenna, Modena Campogalliano, Forlì e Savignano i cittadini possono conferire piccoli RAEE e pile nei cassonetti smart

 

Più vicini alle aziende della grande distribuzione e più vicini ai cittadini nella raccolta dei rifiuti elettronici . Il consorzio Ecolight, in collaborazione con il Gruppo Hera, ha posizionato a Bologna, Casalecchio di Reno (Bo), Ferrara, Modena, Campogalliano (Mo), Ravenna, Savignano sul Rubicone (Fc) e Forlì i primi dieci cassonetti smart per la raccolta dei piccoli rifiuti elettronici e delle pile. «È un servizio che abbiamo predisposto per rispondere all’Uno contro Zero, ovvero l’obbligo di ritiro gratuito dei rifiuti elettronici di piccole dimensioni -fino a 25 cm- da parte dei negozi che hanno una superficie di vendita dedicata alle apparecchiature elettroniche superiore ai 400 metri quadrati», spiega il direttore generale di Ecolight Giancarlo Dezio. «Un servizio che solleva i negozi dalla gestione dei rifiuti consegnati dai clienti, ma soprattutto va incontro ai cittadini nell’ottica di facilitare il conferimento dei RAEE per aumentarne i volumi di raccolta».

I nuovi cassonetti sono stati sviluppati nell’ambito del progetto Identis WEEE – iniziativa cofinanziata dall’Unione Europea all’interno del programma Life+ e realizzata da Hera, Ecolight e dalla fondazione spagnola Ecolum – e rappresentano un’evoluzione dei RAEEshop la cui sperimentazione è in corso. I RAEEshop Evolution hanno dimensioni relativamente ridotte (3x1x1,57 metri) e non necessitano della presenza di alcun operatore. Rifiuti elettroniciL’accesso per il consumatore è estremamente semplice: basta identificarsi con la tessera sanitaria e, indicando il tipo di prodotto da smaltire, il cassonetto apre uno sportello dove mettere il rifiuto. Sono stati progettati per accogliere i RAEE di dimensioni ridotte, come cellulari e piccoli elettrodomestici oltre alle lampadine a risparmio energetico (i raggruppamenti R4 ed R5) e le classiche pile portatili. I rifiuti conferiti vengono tracciati dal momento della loro raccolta fino allo loro trattamento e recupero.

«In concreto, si tratta di un doppio servizio che mettiamo a disposizione sia della distribuzione nell’intento di sgravarli dalla gestione di questi rifiuti, sia ai consumatori che sapranno che in un determinato punto potranno portare i loro rifiuti elettronici – prosegue Dezio -. L’intento non è solamente proseguire in quel cammino di sensibilizzazione e di conoscenza dei RAEE, ma anche di dare un significativo contributo alla raccolta di questi rifiuti. I nuovi traguardi indicati dalla normativa sono impegnativi: nei prossimi due anni dovremo passare dai 4 kg procapite raccolti ai 12. E per questo occorre l’impegno di tutti: nostro, da parte della distribuzione e da parte dei cittadini».

 

I primi dieci RAEEshop Evolution sono stati posizionati in corrispondenza dei punti vendita:

-          Leroy Merlin di Bologna, in viale Tito Carnacini 43 (parco commerciale Meraville);

-          Bricoman di Bologna, in via del Terrapieno,46;

-          Leclerc presso il centro commerciale ViaLarga di Bologna, in via Larga 10;

-          Ikea di Casalecchio di Reno (Bo) in via John Lennon, 6;

-          Centro commerciale Le Mura di Ferrara, in via Copparo;

-          Mediaworld di Ravenna in via Faentina , 165/E;

-          Leroy Merlin di Savignano sul Rubicone (Fc) in piazza Vespucci, 7;

-          Centro commerciale Puntadiferro di Forlì, in piazzale della Cooperazione;

-          Centro commerciale La Rotonda di Modena, in via Morane 500;

-          Conforama di Campogalliano (Mo) in via del Passatore, 30.

 

Questo è solamente l’avvio del servizio. In autunno saranno individuati altri punti vendita dove saranno posizionati una trentina di nuovi cassonetti. L’iniziativa è stata proposta nei territori dell’Emilia Romagna e nell’area di Padova, zone dove il Gruppo Hera gestisce il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti.

 

21lug

Industrie Chimiche, le più attente ai rischi ambientali

Più alto il rischio, più alta la consapevolezza:

normative stringenti e pressioni esterne incoraggiano il dialogo con gli stakeholder e visioni di largo respiro.

 

Quando si tratta di rischi ambientali, le più attente sono le aziende chimiche. Le imprese ad alto rischio, in particolare quelle appartenenti al settore chimico, sono quelle che stanno lavorando più attivamente per limitare il proprio impatto sull’ambiente. È quanto emerge da un’indagine internazionale condotta da DNV GL – Business Assurance, ente di certificazione tra i leader a livello mondiale, e dall’istituto di ricerca GFK Eurisko su un campione di oltre 3.500 professionisti provenienti da imprese di settori diversi in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia.

TUTELA AMBIENTALE

Il 92% delle aziende ad alto rischio, ossia quelle il cui impatto ambientale potrebbe rivelarsi significativo per natura e gravità, considera la salvaguardia dell’ambiente come parte integrante delle proprie strategie. Fra queste, con percentuali che raggiungono il 98%, spiccano le imprese del settore chimico (+14% rispetto alla media mondiale e +9% rispetto a quella italiana).

L’attenzione per l’ambiente non sembrerebbe essere solo un’operazione di facciata: ben il 96% delle industrie chimiche adotta policy di tutela ad hoc.

PRINCIPALI RISCHI AMBIENTALI

Interrogati su quali siano i principali rischi ambientali, i professionisti di tutti i settori in tutto il mondo – Italia compresa – hanno indicato quelli associati allo smaltimento dei rifiuti (60% media globale, 56% media italiana), forse per una sensibilità crescente alle problematiche legate a scarti e imballaggi.

Anche per le industrie chimiche lo smaltimento dei rifiuti rappresenta una delle preoccupazioni principali (61%), insieme all’utilizzo di materiali pericolosi (64%) e allo scarico di acque reflue (62%). Queste aziende, inoltre, sono particolarmente sensibili al tema delle emissioni atmosferiche (42%).

PRINCIPALI INIZIATIVE ADOTTATE

Con il 100% degli intervistati che implementa almeno un’iniziativa per ridurre i rischi ambientali, a fronte di una media mondiale e italiana di poco superiore al 90%, il chimico si conferma il settore più attento all’ambiente.

Oltre a monitorare la conformità ai requisiti legali e di altra natura (92%), l’82% delle aziende del settore svolge attività di assessment per identificare tutti i potenziali impatti sull’ambiente, il 76% adotta sistemi di gestione e il 63% monitora indicatori ambientali specifici. Inoltre, sono impegnate in attività innovative legate, ad esempio, a processi di progettazione che mirano a minimizzare gli impatti (62%).

Benché con percentuali inferiori, un comportamento analogo si riscontra in tutte le aziende ad alto rischio, generalmente più attive rispetto alla media mondiale.

SPINTE, BENEFICI E OSTACOLI

Coerentemente con ciò che avviene a livello globale e anche in Italia, leggi e normative (90%) rappresentano la spinta principale per le aziende chimiche a impegnarsi in azioni di salvaguardia ambientale. Seguono la continuità operativa (45%), la reputazione di marca (43%) e l’opinione pubblica (37%), rivelando quanto contino le pressioni esterne da parte di comunità e istituzioni in questo settore.

Il consenso degli stakeholder esterni è essenziale perché queste imprese possano continuare a operare e le iniziative di tutela intraprese hanno dimostrato la propria utilità in tal senso. Il 70% delle industrie chimiche, infatti, ha ottenuto benefici in termini di miglioramento delle relazioni con le autorità e il 40% con le altre parti interessate. rischi ambientali

In tutto il mondo, invece, il fattore che maggiormente ostacola i progressi delle aziende nella gestione ambientale è la mancanza di risorse finanziarie (33%). La percentuale scende al 26% per le imprese del settore chimico e il 36% addirittura non rileva alcuna barriera al miglioramento.

PROSPETTIVE FUTURE

Per il futuro le aziende si aspettano di migliorare le proprie capacità di gestione e diminuisce la preoccupazione per questioni come lo smaltimento dei rifiuti (-12%) o lo scarico di acque reflue (-9%). Le imprese si concentreranno maggiormente su questioni di lungo periodo, probabilmente a causa di crescenti pressioni da parte delle istituzioni sulla necessità di considerare gli impatti in un’ottica di lungo termine, soprattutto nel settore chimico.

In ogni caso, l’attenzione per l’ambiente non diminuirà. Il 92% degli intervistati dichiara che manterrà o aumenterà il livello degli investimenti. In particolare, quasi un’azienda chimica su due incrementerà gli investimenti per la tutela ambientale nei prossimi tre anni.

Luca Crisciotti, CEO di DNV GL – Business Assurance, ha commentato: “Le aziende che operano negli ambiti più a rischio e spesso soggette a normative e controlli più stringenti sono le più attente in materia di tutela ambientale. Queste aziende, soprattutto quelle del settore chimico, sono consapevoli dell’importanza di mantenere un dialogo con gli stakeholder per poter rimanere sul mercato. Fatto ancor più importante, hanno iniziato a sviluppare un approccio ambientale di lungo periodo, sforzandosi di superare le logiche di breve termine legate a profitti e perdite”.

 

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METODOLOGIA E CAMPIONE

§ Il sondaggio è stato svolto nel marzo 2014 su un campione di 3.539 professionisti che operano in aziende appartenenti in diversi comparti in Europa, Nord America, Centro e Sud America e Asia.

§ Il campione è qualitativo e non rappresentativo da un punto di vista statistico:

  •  il 24% delle aziende coinvolte conta meno di 50 addetti, il 33% tra 50 e 249 e il 42% 250 o più;
  •  le aziende operano nei settori primario (4%), secondario (57%) e terziario (35%).

§ Il campione comprende 578 aziende ad alto rischio (di cui 177 nel settore della chimica):

  •    la classificazione di un’azienda nel gruppo “ad alto rischio” si basa sull’elenco di settori ad elevata complessità definito dalla IAF, associazione mondiale di enti di accreditamento e valutazione della conformità. L’elenco comprende: attività estrattive minerarie, lapidee, petrolifere e gasiere, tintura e concia di tessuti e capi, produzione di cellulosa, raffinazione, chimica e farmaceutica, metallurgia, lavorazioni e prodotti speciali non metallurgici, generazione termoelettrica a carbone, edilizia civile e demolizioni, smaltimento di rifiuti pericolosi e non, smaltimento di reflui e acque nere.

§  Il questionario è stato somministrato con metodologia CAWI (Computer Assisted Web Interviewing).

17lug

Online la guida per la gestione dei rifiuti professionali

Tra obblighi e nuove normative talvolta c’è il rischio di perdersi. Ecolight, consorzio nazionale per la gestione dei rifiuti elettronici, delle pile e degli accumulatori esausti, ha realizzato una guida per le imprese ed i professionisti che si trovano a dover gestire i loro rifiuti. Un vademecum scritto da Paolo Pipere – esperto di Diritto dell’Ambiente, di Politiche ambientali pubbliche e di Gestione ambientale d’impresa nonché responsabile del Servizio Ambiente ed Ecosostenibilità della Camera di Commercio di Milano – che si propone di essere una bussola nel mare degli obblighi e delle prescrizioni. «Nell’ottica di dare un contributo significativo alla tutela dell’ambiente, abbiamo voluto promuovere questo testo quale strumento per affrontare e comprendere le normative che regolano la gestione dei rifiuti professionali -spiega il direttore generale di Ecolight, Giancarlo Dezio-. Prescrizioni complesse che Ecolight ha voluto semplificare attraverso il proprio servizio di gestione dei rifiuti professionali Fai Spazio per andare incontro alle esigenze delle aziende».

Il testo, che è disponibile gratuitamente in formato elettronico (è sufficiente registrarsi su www.ecolight.it), è strutturato in cinque capitoli: cosa si intende per rifiuti professionali; la loro gestione e gli adempimenti richiesti; cosa sono e come devono essere compilati i formulari di trasporto; i registri di carico e scarico e l’avvio al recupero e smaltimento. guida rifiuti copertinaL’appendice è dedicata alla dismissione dei beni aziendali. «In modo sintetico ma esaustivo, affrontiamo un tema delicato per i rischi che comporta -ci muoviamo in ambito penale con sanzioni che possono arrivare fino a 26mila euro- e per la complessità in quanto le normative non sempre sono di facile interpretazione», prosegue Dezio.

Un dato di partenza: «La gestione dei rifiuti professionali è responsabilità di chi li produce. Ovvero, le aziende e i professionisti hanno l’obbligo di assicurarsi che siano gestiti in maniera corretta conservando la documentazione necessaria che attesti il giusto trattamento». Per questo è importante saper distinguere un rifiuto pericoloso da uno non pericoloso, saper leggere i codici che vengono attribuiti ai diversi materiali di scarto e conoscere come e perché devono essere compilati i vari formulari richiesti. Fondamentale non solamente ai fini ambientali ma anche fiscali, la questione legata al decespitamento dei beni aziendali. La legge introduce la cosiddetta “presunzione di cessione” per i beni che non si trovano più nell’azienda. Ma se sono materiali vecchi, quindi rifiuti, cosa fare? «Per “vincere” la presunzione di cessione occorre provare che i beni sono stati regolarmente avviati a distruzione e non sono stati, invece, venduti evadendo le imposte dovute», ricorda il direttore di Ecolight.

In questo mare di normative, emergono però anche dei vantaggi per le imprese. «È possibile una riduzione della tassa comunale sui rifiuti». Precisa Dezio: «La legge infatti scorpora dalla tassa quelle superfici dove vengono prodotto rifiuti di cui è la stessa azienda che si occupa di gestire. Ovviamente con la documentazione alla mano». Conoscere il quadro normativo è importante. Importante è anche sapere cosa fare. «Per questo, come consorzio nazionale ci siamo messi a disposizione delle aziende per guidarle tra gli obblighi garantendo una corretta gestione dei loro rifiuti con un servizio dedicato».

27giu

Come effettuare un trasloco ecologico

Tutte le attività che intraprendiamo durante la nostra vita hanno un effetto che si ripercuote sull’ambiente. In un periodo come quello in cui ci troviamo noi, tenere sotto controllo il livello di inquinamento non è più un’opzione ma una scelta obbligata.

Pochi sanno che la maggioranza dell’inquinamento derivante da CO2 non deriva da utilizzo diretto di energia ma da tutte le azioni quotidiane sommate, di cui pochi si curano perché ritenute di poco impatto. trasporto_Ecologico

Anche un trasloco può essere altamente inquinante se non si tiene tutto sotto controllo: la buona notizia è che con pochi accorgimenti si può ridurre notevolmente la quantità di sostanze inquinanti emesse nell’atmosfera.

Uno dei principi base per ridurre la nostra impronta di carbonio (quantità di CO2 che emettiamo nell’aria) è quello di riutilizzare, riciclare e non sprecare. Per un trasloco significa scegliere di conservare più oggetti possibile, anche in vista di un riutilizzo futuro; gli oggetti da cui invece vogliamo separarci non devono essere buttati ma riciclati, rivendendoli o regalandoli a persone che ancora ne potrebbero fare buon uso.

Per gli oggetti che abbiamo deciso di portare con noi nella nostra nuova abitazione non acquistate scatoloni o materiali da imballaggio, perché è possibile farlo in maniera ecologica (ed anche economica). Scatole e cartoni si trovano in qualsiasi negozio o supermercato, dove giacciono seminuovi pronti per essere buttati via. Chiedeteli a loro e ne avrete a disposizione a volontà. Per l’imballaggio degli oggetti invece potete utilizzare la carta di giornale per quelli più piccoli e lenzuola e asciugamani per quelli più ingombranti, con la stessa resa della plastica da imballaggio nuova e costosa.

Una volta pronti i vostri scatoloni, è il momento di portarli nella nuova casa. Tutti i trasporti sono solitamente dannosi per l’ambiente, quindi è necessario ridurli al minimo. Noleggiate un furgone, della classe meno inquinante disponibile, per evitare di effettuare più viaggi con la vostra auto tra le due abitazioni, così da ridurre notevolmente le emissioni. Se per qualsiasi motivo non avete la possibilità di farlo, controllate quale corriere è più attento in materia di inquinamento (solitamente sono quelli locali) e affidatevi ad una di queste aziende che effettuano consegne nazionali.

Con queste piccole accortezze avrete effettuato un trasloco ecologico, ed oltre al sentirvi bene con voi stessi per aver salvaguardato l’ambiente vi ritroverete anche con qualche euro in più nel portafogli.

26giu

Sfida alla casa più ecologica d’Europa

Dal 26 Giugno all’1 Luglio si terrà una nuova edizione del Solar Decathlon Europe a Parigi.

L’iniziativa Europea è la più importante dell’anno per l’edilizia ecologica.

Ispirata all’analoga competizione americana promossa dal dipartimento dell’energia statunitense nel 2002, sono stati selezionati i venti migliori progetti di abitazioni ecologiche.

Ad aggiudicarsi il titolo di migliore edificio ecologico nella precedente edizione del 2012 è stato il team francese Rhône Alpes, con il progetto CANOPEA. Al secondo posto abbiamo visto gli spagnoli con PATIO 2.12 e al terzo MED in ITALY, progetto creato da un team di architetti tutto italiano.

Quest’anno l’evento si tiene nel lussureggiante Parco di Versailles, dove per l’occasione è stata costruita una città sostenibile in miniatura “La Cité du Soleil”.

La candidatura era aperta a tutto il mondo, i selezionati finali che si sfideranno provengono da sedici diverse nazioni Americane, Europee e Asiatiche.

A rappresentare l’Italia il progetto RhOME for denCity, progettato dal dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre.

architectureLa particolarità sulla quale ha puntato il team non è solo l’uso di materiali naturali e rinnovabili, ma l’utilizzo di sistemi ad alta efficienza volti a ridurre i rifiuti prodotti durante l’intera costruzione.

Perchè la bioedilizia è anche e sopratutto questo, costruire con il minor impatto ambientale possibile.

Una casa ecosostenibile rispetta l’ambiente, è un valore che dura nel tempo, è un risparmio energetico ed economico.

Ma l’Italia può già vantare il taglio di un grosso traguardo, ovvero la casa privata più ecologica d’Europa, la BioCasa 82, costruita a Treviso. Questa casa villa ecologica è stata costruita con l’utilizzo di materiali riciclabili, con attenzione particolare al chilometro zero, la maggioranza dei materiali, come legno e pietra di trachite, sono stati prodotti nelle zone limitrofe.

Abbiamo parlato di grandi progetti, che forse sembrano lontani dal nostro quotidiano, ma non è così.

La costruzione di case ecologiche prefabbricate può riguardare tutti noi. Vantaggiose nelle tempistiche di costruzione e nei costi, queste soluzioni abitative rappresentano il nostro futuro.

23giu

L’ efficienza energetica nelle abitazioni a basso reddito

Rendere energeticamente efficienti le case popolari presenti nei Paesi del Mediterraneo, pari a circa il 40 per cento di tutte le abitazioni, diminuendo i loro consumi, migliorando il comfort e favorendo, così, il raggiungimento degli obiettivi Ue 2020: ridurre del 20 per cento le emissioni di gas serra; aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica e ricavare il 20 per cento del fabbisogno di energia da fonti rinnovabili. E’ questo l’obiettivo primario del progetto europeo ELIHMED, Energy Efficiency in Low Income Housing in the Mediterranean, che giovedì 26 giugno sarà al centro del convegno nazionale in programma nella Sala convegni dell’ITS Istituto tecnico superiore “Energia e Ambiente” a Colle di Val d’Elsa, in viale Matteotti, 15. Il convegno è promosso in collaborazione con Enea, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile.

Il convegno, intitolato “Progetto ELIHMED: da un’azione pilota a un’azione di sistema per raggiungere gli obiettivi 20-20-20”, vedrà la partecipazione di rappresentanti istituzionali e professionisti del settore dell’edilizia, delle energie rinnovabili e dell’efficienza e risparmio energetico, che metteranno a confronto le proprie esperienze per comprendere se quanto è stato fatto nei progetti pilota può diventare un’azione di sistema per raggiungere gli obiettivi Ue 2020 e scongiurare l’allargamento del fenomeno noto come “energy poverty”, che riguarda persone in difficoltà nel pagare i propri consumi energetici.I destinatari del progetto, infatti, sono inquilini, proprietari e famiglie a basso reddito non facilmente raggiungibili dalle tradizionali politiche pubbliche su efficientamento e risparmio energetico, verso i quali servono strategie innovative, sia tecniche che finanziarie, contando anche sui Fondi europei di sviluppo regionale. Su queste basi, il progetto ELIHMED ha avviato una fase di sperimentazione in Italia, Spagna, Francia, Grecia, Cipro e Malta coinvolgendo aree diverse sotto il profilo geografico, sociale e di contesto climatico. In Italia sono stati realizzati interventi su condomini di Genova e Frattamaggiore, in provincia di Napoli, e su abitazioni rurali nella provincia di Sassari, riqualificando complessivamente circa 100 abitazioni. Dopo la riqualificazione, il progetto svilupperà il monitoraggio e la promozione delle buone prassi, per creare un programma europeo che, partendo dai risultati di ELIHMED e di altri progetti simili, possa destinare risorse a un crescente miglioramento energetico di queste abitazioni, con particolare riferimento al territorio toscano, arrivando quasi ad azzerarne il fabbisogno energetico.

efficienza energetica

Il programma. Il convegno si aprirà alle ore 9.15 con i saluti del presidente dell’ITS “Energia e Ambiente”, Luciano Carapelli e l’intervento di Anna Moreno di Enea Roma, soggetto capofila del progetto ELIHMED, che presenterà gli scenari europei per l’efficienza energetica nel Mediterraneo e il policy paper dei Progetti Strategici MED. Seguiranno contributi sullo sviluppo del quadro normativo sull’efficienza energetica, gli aspetti tecnici e finanziari dei progetti pilota ELIHMED attuati a Genova, Frattamaggiore e Sassari e le opportunità dell’efficienza energetica per l’industria, sia per il pubblico che per il consumatore. Il convegno, poi, entrerà nel vivo con la tavola rotonda moderata da Luciano Carapelli, che metterà a confronto esperti e professionisti del settore su come capitalizzare i risultati del progetto ELIH-Med.

Il dibattito vedrà la partecipazione di Marco Masi, funzionario della Regione Toscana per il settore dedicato alla competitività del sistema regionale; Luca Dal Fabbro, presidente di Domotecnica; Andrea Tanzini, presidente di Ance Siena, Associazione nazionale costruttori edili; Vera Radi, per Edilpiù snc; Angelo Gentili, della segreteria nazionale di Legambiente; Michele Pollara, amministratore delegato di SienaCasa Spa; Luciano Checcucci, responsabile installatori Cna Ecoedilizia; Stefano Bacciarelli, per il Comitato Regionale Toscano Geometri e Alessandro Ceccherini, presidente dell’Ordine degli Architetti di Siena.

Informazioni. Per ulteriori informazioni, è possibile consultare il www.its-energiaeambiente.it, contattare la segreteria organizzativa dell’ITS Istituto tecnico superiore “Energia e Ambiente”, al numero 0577 900339 oppure scrivere un’e-mail all’indirizzo info@its-energiaeambiente.it. Per partecipare, è consigliata l’iscrizione sul sito dell’Enea, www.enea.it, nella sezione Eventi. Su richiesta, inoltre, è prevista l’assegnazione di crediti per i professionisti iscritti agli ordini professionali.

12giu

A Torino in arrivo il decimo Negozio Leggero®

Non sappiamo come andranno i Mondiali di calcio, ma sicuramente per una volta l’Italia batte la Germania in iniziative imprenditoriali di carattere ambientale.
Tanto si è parlato recentemente dell’idea di due ragazze tedesche di aprire un negozio in cui vendere prodotti in modalità sfusa, un’idea su cui stanno cercando dei fondi, ma in Italia abbiamo già fatto molto.
Negozio_LeggeroNegozio Leggero® nasce 6 anni fa, proponendo un progetto culturale volto a promuovere un modo di consumare diverso, più consapevole e responsabile.

L’idea è nata dall’esperienza dei ricercatori di Ecologos che da anni lavorano sul tema della riduzione dei rifiuti con importanti progetti nazionali come Riducimballi, la collaborazione con i Comuni per l’introduzione di Fontane Leggere (distribuzione di acqua pubblica liscia e gasata), o i progetti regionali sulla vendita di detergenti sfusi nella Grande Distribuzione Organizzata di cui la Regione Piemonte fu precursore.
La rete in franchising è gestita invece dalla Società Cooperativa Rinova, realtà torinese costituita da giovani imprenditori e impegnata nello sviluppo di tecnologie e sistemi volti alla riduzione dei rifiuti. Questa cooperativa affianca l’ente di ricerca Ecologos nella realizzazione dei diversi progetti, offrendo anche nuovi sbocchi lavorativi.
Nell’aprile del 2009 è stato inaugurato il primo Negozio Leggero® a Torino, in via Napione, dando il via a un percorso di progettualità innovativa per le tematiche ambientali, offrendo sul mercato un servizio completo al cittadino e dando nuova luce al commercio di vicinato. La distribuzione “alla spina” di prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona offre la possibilità di acquistare prodotti senza imballaggio, contribuendo a ridurre la produzione dei rifiuti domestici. Inoltre la ricerca della qualità e il controllo di filiera fatto su tutte le referenze permettono di avere prodotti di alta gamma ad un prezzo inferiore rispetto al corrispettivo confezionato. In questo modo il cittadino risparmia risorse ambientali ed economiche in un unico punto vendita.
La riduzione dei prezzi è legata all’eliminazione degli imballaggi, che oltre a pesare nella gestione dei conti pubblici a causa degli importanti costi di gestione dei rifiuti, incidono anche quotidianamente sulle tasche dei cittadini al momento dell’acquisto dei prodotti. Negozio-Leggero®È stato calcolato dai ricercatori di Ecologos che, ad esempio, la mancata vendita degli shopper in plastica che il Negozio Leggero non ha mai adottato già prima della loro progressiva abolizione, ha contribuito al risparmio di oltre 200 kg di plastica e che quest’azione sommata alla mancata produzione e smaltimento dei flaconi di detersivo, delle bottiglie di vino e del latte ha portato ad un
risparmio di 110.000 kWh, 35 tonnellate di CO2 non emesse in atmosfera e circa 10 milioni di litri di acqua.
La scelta della forma commerciale di franchising è legata alla volontà di ampliare il servizio sul territorio, creando opportunità di lavoro qualificato e diffondendo le conoscenze acquisite. In questi sei anni, infatti, la rete si è estesa con l’inaugurazione di 9 punti vendita: 6 in Piemonte, a Torino a Novara, ad Asti e a Moncalieri, 2 in Lombardia, 1 a Milano, 1 a Morbegno (in Valtellina) e 1 in Lazio a Roma.
Oggi Negozio Leggero è pronto a inaugurare il decimo punto vendita a Torino, per rafforzare il legame con il territorio e offrire a una nuova zona la possibilità di acquistare prodotti di qualità senza produrre rifiuti in eccesso.

Per maggiori informazioni:

Ecologos – Tel. 011/19707846 - info@ecologos.it

10giu

Mostra fotografica: “Cambiamo Clima. Gli Eroi della Terra”

Earth Day Italia ha donato alla città di Roma e alle sue Periferie la Mostra fotografica – che verrà inaugurata l’11 giugno alle ore 18:00 al Centro Culturale Elsa Morante – “Cambiamo Clima. Gli Eroi della Terra”, prodotta in collaborazione con Shoot4Change. I ritratti di cittadini pionieri del “cambiamento culturale sostenibile” saranno dall’11 giugno in esposizione permanente al centro Elsa Morante.

Sono ventitre i reportage fotografici nei cui scatti grandi fotografi di fama internazionale e fotografi della rete Shoot4Change raccontano gli “Eroi della Terra”, cittadini che si incontrano per mobilitarsi e dare il via al cambiamento in armonia con l’ambiente, modelli di ispirazione creativa e poeti dell’innovazione sociale e ambientale. km zero

Il momento della consegna della mostra da Earth Day Italia al Centro Culturale Elsa Morante, simbolico e informale assieme, è anche occasione per dare concretezza alle storie raccontate dalle foto. I loro stessi protagonisti, e in particolare quelli del territorio romano, consegnano a Estella Marino, Assessore all’Ambiente, Rifiuti e Agroalimentare di Roma Capitale, Paolo Masini – Assessore allo Sviluppo delle Periferie, Infrastrutture e Manutenzione Urbana, di Roma Capitale, Gabriella Paolino – Responsabile Centri Culturali per Zètema Progetto Cultura e Andrea Santoro, Presidente IX Municipio di Roma Capitale -un frutto del piccolo mondo agricolo e del commercio di alimenti a km zero, a simbolizzare la consegna di un impegno per la città.

«Per Earth Day Italia – commenta l’iniziativa il presidente di Earth Day Italia Pierluigi Sassi – la scelta di donare la mostra “Cambiamo Clima” alle periferie romane e in particolare al Centro Culturale Elsa Morante è densa di significati preziosi. Il Pianeta appartiene a tutti i cittadini che lo abitano ed è a loro che rivolgiamo il nostro appello più accorato per la sua conservazione. Abbiamo raccontato storie di eroi che si confrontano ogni giorno con l’urgenza di un ecosistema in costante pericolo. Speriamo riescano a contagiare positivamente chi è chiamato a vivere le difficoltà spesso stringenti di un contesto urbano sempre più bisognoso di bellezza e sostenibilità».

L’inaugurazione della mostra è anche momento ideale per presentare alla cittadinanza il marchio D.O.M. «L’idea del marchio D.O.M. (Denominazione di Origine Municipale) – racconta Andrea Santoro – è nata durante un incontro con alcuni piccoli produttori del IX Municipio, impegnati nello sviluppo di filiere pulite, etiche e solidali. Nel mentre si condivideva la storia di ciascuna realtà, una coccinella rossa e nera si posò sulla mano di uno dei partecipanti che simpaticamente la fece passare di palmo in palmo in segno di buon auspicio; la coccinella, secondo l’usanza, indica, infatti, la via buona in direzione del volo che prende. La circolarità – spiega Santoro – in questo caso stava a indicare la necessità di mettere in rete le competenze, le conoscenze e i mezzi per difendere un patrimonio comune, quello dell’Agro Romano. Il recente spettro della discarica nel IX Municipio ha fatto emergere con forza due lacune, l’assenza di un coordinamento tra le aziende produttive presenti sul territorio e la mancanza di un adeguato investimento da parte delle autorità per sviluppare la produttività della campagna romana. Costituire e valorizzare un polo produttivo alle porte di Roma – conclude il Presidente del IX Municipio – consentirà invece ai cittadini di approvvigionarsi di prodotti locali, genuini, freschi a un prezzo contenuto per l’assenza di intermediari commerciali e alla città di tutelare l’ambiente grazie all’assenza, o quasi, di trasporto; tutto secondo l’ottica della “filiera corta” o del km 0 che oltre a valorizzare la produzione locale permette di recuperare il legame con le proprie origini esaltando i sapori tipici».mostra fotografica

«Quando Earth Day Italia ha proposto di portare questo splendido progetto fotografico nelle nostre periferie – commenta Paolo Masini – abbiamo scelto il Centro Elsa Morante, vero presidio culturale ed educativo e fiore all’occhiello del percorso di riqualificazione che stiamo mettendo in campo. Il Centro ospiterà una gallery di best practices in tema di rispetto dell’ambiente, una mostra che resterà il più a lungo possibile e sarà partecipata, fruibile a 360° e integrata con il territorio, per dimostrare che proprio a partire dalla condivisione e dalla pratica delle buone abitudini quotidiane è possibile davvero cambiare le cose in tema di ambiente. Presenteremo con piacere anche il progetto del IX Municipio sul “D.O.M. – Marchio di Origine Municipale”, un’ottima iniziativa che fa fare un passo avanti al percorso di valorizzazione di quella importante filiera dell’agroalimentare che sta prendendo piede nelle periferie, come valorizzazione del primato di Roma, comune agricolo più grande d’Europa, e risposta intelligente e sostenibile alla crisi».

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