Eco Cup: Vince chi consuma meno. Una gara per tutti con un’auto in palio per il vincitore

peugeot eco cup

peugeot eco cup

Si concluderà il prossimo 10 febbraio Eco Cup, il concorso europeo dedicato alla “eco-guida” indetto dalla Peugeot per trovare il guidatore più ecologico d’Europa. È una gara aperta a tutti e per il vincitore è in palio una fiammante Peugeot.

Saranno scelti 72 equipaggi, quattro per ognuno dei 18 paesi europei, si sfideranno a bordo di altrettante Peugeot: 207 HDi 90cavalli, 308 HDi FAP 110 cavalli, 3008 HDi FAP 110 cavalli e 5008 HDi FAP 110 cavalli.

L’obiettivo è di percorrere 1000 chilometri consumando il meno possibile.

L’iscrizione alla “PEUGEOT ECO CUP” è on line, sul sito www.ecocup.peugeot.com, raggiungibile anche attraverso quello di Peugeot Italia (www.peugeot.it), dal 13 gennaio al 10 febbraio, compilando un modulo e indicando il modello sul quale si desidera partecipare.

Per ogni Paese saranno poi selezionati quattro candidati, accompagnati da navigatori a loro scelta. A loro sarà offerto un corso di “guida ecologica” nel loro Paese.

La competizione è molto semplice:  18 auto, quattro per modello, partiranno tutte insieme da Parigi il 28 febbraio per raggiungere Ginevra lungo un itinerario stabilito di 1.000 chilometri, da percorrere in un tempo compreso tra le 30 e le 36 ore.

I vincitori, uno per categoria, vedranno ricompensata la loro guida virtuosa con un’auto identica a quella utilizzata in gara.

L’annuncio dei vincitori e la consegna delle chiavi delle Peugeot in palio avverrà martedì 2 marzo sullo stand del Leone nel Salone di Ginevra.

I consumi più bassi derivanti da una guida responsabile comportano un risparmio economico, ma anche minori emissioni: è questo l’obiettivo della Peugeot Eco Cup. Peugeot si pone ai vertici dei costruttori di auto a basse emissioni: nel 2009, il 50% delle vendite europee del Marchio sono costituite da auto che emettono meno di 130 g/km di CO2.

Post correlati

Vivienne Westwood e SIGG, eco sostenibilità sulle passerelle

borraccia ecosostebili

borraccia ecosostebile

L’estrosa stilista, sempre attenta alle tematiche ambientali, ha portato in passerella il tema dell’eco sostenibilità in modo da sensibilizzare tutti i consumatori sui terribili scompensi climatici che creano le bottiglie di plastica.

Durante la sua sfilata, la Westwood ha messo in passerella modelli con borracce ecosostebili, capaci di non danneggiare l’ambiente e per l’occasione la maison ha realizzato una borraccia glamour, sperando di sensibilizzare governi e popolazione su come salvaguardare il nostro pianeta, che giorno dopo giorno chiede aiuto.

Non possiamo che fare un inchino alla fantastica stilista e seguire il suo esempio.

Post correlati

I veri costi dell’Energia Nucleare…

Energia nucleare, i veri costi...

Energia nucleare

Quale sarà il costo dell’energia elettrica dopo il ritorno al nucleare contestato e pericoloso? Avrà più o meno il prezzo delle patate, dice il Governo.

Per niente. Sarà ben più cara di ora se si prendono come punto di riferimento le valutazioni di Citigruoup, la più grande azienda di servizi finanziari nel mondo, relative ai costi e ai rischi degli investimenti nelle centrali nucleari.

Ora l’energia elettrica costa circa 65 euro per megawatt. Che l’energia nucleare costerà come le patate, o giù di lì, lo ha affermato il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, a margine del convegno sul nucleare organizzato dall’Enea.

L’Ansa registra la sua dichiarazione: nel momento in cui le centrali nucleari funzioneranno a regime in Italia, il costo dell’energia potrà scendere a 40 euro per megawatt. Il costo, ha spiegato, viene calcolato sulla base dell’impianto di finanziamento, a 40 anni, da parte delle banche.

Ben diversi i calcoli di Citigroup diffusi da Greenpeace nel briefing “Bufale nucleari”. Il punto di partenza è il rapporto “New Nuclear, The Economics Say No” pubblicato nel novembre 2009 da Citi Investment Research & Analysis, divisione di Citigroup Global Market.

Citigroup afferma in sostanza che ci saranno costi più alti e tempi più lunghi del previsto per la costruzione dei nuovi reattori. Nell’ipotesi di maggiori costi pari al 20% e di ritardi di due anni nella costruzione, il prezzo dell’energia dovrà essere pari ad almeno 70 euro per megawatt affinchè gli investimenti siano ragionevoli.

Cioè più alti rispetto ai 65 euro attuali e molto, molto più alti rispetto alle rosee indicazioni del sottosegretario.

Si può aggiungere che le previsioni di Citigroup peccano di manifesto ottimismo se si prende come punto di riferimento il reattore finlandese di Olkiluoto. Un reattore Epr come quelli che si vogliono costruire in italia.

Olkiluoto è ancora in costruzione. Doveva entrare in funzione tre anni fa e nessuno si azzarda a prevedere quando sarà ultimato. Nel frattempo i costi sono aumentati del 50%. Molto di più delle pur negative previsioni formulate dagli analisti di Citigroup! Il Governo dovrebbe tenere in giusta considerazioni questi fatti prima di prendere decisioni che rischiano di far ricadere i maggiori costi sui già bistrattati contribuenti e sugli utenti aziende comprese…

Post correlati

Le “Dimensioni” del Fotovoltaico preoccupano la Puglia

pannelli fotovoltaici in Puglia

pannelli fotovoltaici in Puglia

Cresce la preoccupazione per le conseguenze connesse allo sviluppo selvaggio degli impianti energetici nel Salento. E la Provincia torna a chiedere la delega in materia alla Regione.

Alcuni giorni orsono, a palazzo Adorno, l’assessore provinciale alle Politiche energetiche, Giovanni Stefàno, assieme all’assessore alle Attività produttive e venatorie, Salvatore Perrone, ha prospettato, dati alla mano, un quadro allarmante per il futuro del territorio salentino: migliaia di ettari di campi saranno sottratti alla natura e alle produzioni silvo-agro-pastorali per consentire la realizzazione di centinaia impianti fotovoltaici. Distese di terreni con il destino segnato dalla desertificazione.

Sono più di 800 le istanze presentate per l’installazione di pannelli di silicio sui terreni agricoli di 68 comuni salentini, secondo il monitoraggio effettuato dall’ente di Palazzo dei Celestini. Il 20 per cento degli insediamenti è in corso di realizzazione. Si tratta di impianti al di sotto di 1 megawatt di potenza, per i quali la legge regionale 31 del 2008 richiede soltanto la dichiarazione di inizio attività (Dia) che viene presentata presso gli uffici tecnici cittadini (nel caso di impianti di potenza superiore, invece, le competenze spettano alla Regione).

«In questo modo – spiega l’assessore Stefàno – le aziende riescono ad aggirare la legge regionale e a farsi approvare i progetti in tempi molto rapidi: non è un caso che molte aziende tedesche, francesi o spagnole, scelgano di investire in Puglia». Poi lancia un appello al governo regionale: «La legge 31 del 2008 va bloccata – dice – serve un momento di riflessione perché ci stiamo esponendo a una speculazione energetica che rischia di devastare in maniera irreversibile il nostro territorio. Una pianificazione energetica a livello di territorio provinciale è indispensabile per evitare il proliferare indiscriminato di impianti ed è per questo che torniamo a chiedere la delega in materia: non possiamo più assistere passivamente allo scempio in atto».

Nell’attesa di una risposta da parte della Regione, la Giunta provinciale chiede a tutti gli enti locali di dotarsi degli strumenti di regolamentazione necessari ad evitare insediamenti indiscriminati nei territori di competenza. A tal fine, ha predisposto tre distinte deliberazioni sulle misure da adottare per gli impianti fotovoltaici (in questo caso, si chiede di mettere da parte un fondo per lo smaltimento dei pannelli), eolici e a biomasse, da sottoporre all’attenzione del prossimo consiglio provinciale.

A spingere l’ente di Palazzo dei Celestini ad effettuare un monitoraggio sugli impianti fotovoltaici realizzati o da realizzare nel Salento è stata, in particolare, la denuncia delle associazioni venatorie, secondo le quali questi insediamenti andrebbero a limitare ulteriormente le aree a disposizione per l’attività dei cacciatori.
«Il 21 gennaio scorso – spiega l’assessore provinciale Salvatore Perrone – il Comitato tecnico provinciale per la tutela faunistico-venatoria ha approvato all’unanimità le modifiche apportate al Piano faunistico venatorio 2009-2014, sulla base delle proposte avanzate dai cacciatori. Rispetto al piano attualmente in vigore sono state soppresse due oasi di protezione, una in prossimità di Galatina e una lungo il litorale tra Gallipoli e Ugento; inoltre, è stata fortemente ridotta una zona di ripopolamento e cattura compresa tra l’agro di Melendugno e quello di Vernole. Per compensare la superficie sottratta alla tutela venatoria, tra l’altro, sono state istituite due oasi di protezione, una tra Lecce e Novoli e una tra Guagnano e Squinzano». «Tutte queste modifiche – prosegue l’assessore Perrone – sono scaturite dalle critiche mosse dalle associazioni di categoria dei cacciatori sul vecchio piano venatorio; in particolare, hanno segnalato la riduzione delle aree per la cacciagione, aggravata dal pericolo dell’installazione di pannelli di silicio che renderanno aridi i terreni e che tra 20 anni nessuno saprà come smaltire». (Fonte Forum Ambiente e Salute)

Post correlati